Se anche il Barbera diventa strumento elettorale
Se anche di una passione si può fare propaganda.
Della concessione dello stadio Renzo Barbera si è fatta battaglia politica. Dove c'è tanto di battaglia e proprio nulla di politica.
In sintesi, in una mattina di inizio estate, qualcuno, seduto tra i banchi dell'opposizione, spinto da legittima voglia di giustizia, decide di accendere la miccia. Dalla detonazione viene fuori che, viste le risultanze dell'analisi effettuata dal Collegio dei revisori, non è accettabile che il Palermo abbia usufruito dello stadio cittadino senza tirar fuori un euro per quello che volgarmente possiamo chiamare "affitto".
Tanto la giunta comunale quanto la società spiegano che no, non c'è stato nessun sopruso, nemmeno un favore, nessuna gentilezza. Lo stadio è stato affidato al neonato Palermo in fretta per garantirne l'iscrizione al campionato, rimandando ogni discussione in merito alla nuova convenzione a data da destinarsi.
E infatti, chiarita la vicenda, il fuoco incrociato di polemiche si è sopito. Adesso si discute sulla bozza della nuova convenzione, che avrà una durata di 6 anni e, con ogni probabilità, un canone concessorio che sarà sì di circa 340 mila euro, ma commisurato, di anno in anno, alla categoria in cui il Palermo milita.
E però, quello che alla fine della giostra lascia perplessi, non è tanto che il nodo dello stadio sia venuto a galla, agli onori della cronaca; quanto, piuttosto, il modo feroce, distruttivo, poco concreto di trattare l’argomento: un attacco politico rivolto con forza alla giunta che adesso, per il consiglio comunale, potrebbe trasformarsi in un vero e proprio boomerang.
Redazione