AI NOSTRI MICROFONI

«Felice che il campionato inizi»
Ghirelli a ForzaPalermo.it

«Felice che il campionato inizi». Ghirelli a FP.IT



Sono molto felice - indipendentemente dai temi di differenza che ci possano essere fra noi e l’AIC - che il campionato parta domenica. Mentre noi siamo impegnati a ripartire e mettere il pallone al centro del campo, sarebbe stato visto come un fattore strano iniziare con uno sciopero. Sarebbe stato un errore clamoroso, inspiegabile, per questo mi sono permesso di ringraziare il presidente dell’assocalciatori Calcagno. C’era una responsabilità complessiva come sistema calcio al di là delle singole ragioni: in questo senso è stata fondamentale l’azione di mediazione del presidente Gravina.

 

Sono queste le prime parole del presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli che ai nostri microfoni ha parlato del momento attuale che sta attraversando il sistema calcio della Serie C, esprimendo tutta la soddisfazione per l’inizio della nuova stagione che prenderà il via domani.

 

Il calcio senza tifosi non è calcio, perde l’essenza e diventa un altro gioco. L’avere attorno al rettangolo verde tifose e tifosi è questo il calcio: quindi in questo caso si pongono due questioni. La prima è quella della passione, la seconda è il rito e l’abitudine di recarsi allo stadio. Se si perde questo è difficile perché poi c’è la paura e noi dobbiamo ritornare a vivere la nostra vita nella normalità.

 

Quindi?

«Per la Lega Pro il botteghino è fondamentale e riportare la gente allo stadio equivale ad incentivare gli sponsor, questo è l’elemento fondamentale. Per questo se non si dovesse riaprire rischiamo il crac».

 

Serie C con un livello altissimo

«La definizione di Serie B2 a me non piace. Sarà una Lega Pro con un livello altissimo che mette insieme la storia del calcio italiano e la voglia di eccellenza. Basti pensare alla presenza di realtà come Palermo, Bari e Catania per citarne alcune... Sono grandi piazze».

 

In conclusione, un auspicio e una preoccupazione in vista della nuova stagione

«Certamente la speranza più forte è che tornino i tifosi allo stadio. Credo che se non si fanno le riforme di cui necessita questo calcio e non si determina la sostenibilità del sistema c’è il rischio - con il combinato disposto del Covid - che il giocattolo si rompa e questo non possiamo consentirlo».

 

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