U.S. Città di Palermo, un giallo senza colpevole

U.S. Città di Palermo, un giallo senza colpevole

La rinascita del Palermo targata Hera Hora ha ridato entusiasmo ad una città affranta e delusa e, nonostante qualche piccolo battibecco societario e qualche problema da risolvere, la nuova società rosanero prosegue la sua strada verso il ritorno nel calcio che conta guardando al futuro e lasciando dietro le spalle il passato. 

 

Un passato che tuttavia continua a tormentare Rino Foschi, in prima linea per provare a salvare il salvabile di una società allo sbando e che non è ancora riuscito a darsi pace dopo l'epilogo nefasto della scorsa estate. La fine del Palermo Calcio prendeva luogo proprio in questi giorni un anno fa, quando ormai fuori dai giochi era costretto a guardare il tutto da spettatore, come nella famosa scena di Arancia Meccanica. 

 

In molti hanno voluto fare rimozione forzata di ogni evento riconducibile agli ultimi anni e hanno messo nel calderone dei colpevoli chiunque abbia fatto parte del "giocattolo" di Zamparini prima, degli inglesi poi e dulcis in fundo con il gruppo Arkus dei Tuttolomondo e di Lucchesi. Anche Rino è finito in quel calderone, lui che il Palermo l'ha strappato via dagli inglesi diventandone presidente e che quando ha capito le magagne dei nuovi arrivati è stato cacciato perché stava provando a trovare nuovi acquirenti per evitare la catastrofe. E a distanza di un anno vuole chiarezza. 

 

Quello che da molti è ritenuto l'uomo dell'innominabile, quel Foschi che chissà quali segreti tiene per sé sull'uomo che ha portato il Palermo nel baratro con il "regalo" di Richardson e compagni, ha parlato per ore con i curatori fallimentari rilasciando deposizioni contro tutti. Dalla De Angeli che ha "dato" la società ad Arkus a Lucchesi e a tutta Sport Capital, nessuno escluso, perché quella del Palermo rimane una morte che chiede giustizia. 

 

Riprendere il passato fa male, per tutti coloro i quali si ritrovano coinvolti nell'universo palermo dai tifosi agli addetti ai lavori e ai giornalisti, ma è importante farlo perché ad oggi la morte dell'US Città di Palermo è un giallo senza colpevole. A nessuno piace parlare ancora di queste vicende nefaste, né tantomeno si vuole "intralciare" la volontà di tutti, da società a sostenitori rosa, di voler guardare più indietro ma ciò che è accaduto un anno fa rimane un mistero ancora troppo fitto, per il quale gente come Foschi che ha agito comunque sempre per il bene di questi colori non avrà pace fino a quando non sarà risolto.

 

E servirà ancora tempo per comprendere se, come dice lui, l'ex ds e presidente è stato veramente una vittima del binomio inglesi-Arkus così come servirà tempo per capire esattamente le dinamiche di quanto è accaduto all'ei fu Palermo. Perché la storia insegna che il ricordo e la memoria fanno, nel bene e nel male, da monito per non ripetere gli stessi errori. Errori che anche Rino Foschi ha commesso ma tutti per il bene del Palermo, di un figlio perso in circostanze misteriose e dubbie e per il quale l'ex ds combatterà fino alla fine per dargli la fine più giusta e per dare a tutti ciò che chiedono: la verità. 


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