Di Piazza vs Mirri: e alla fine chi ci guadagna?
Con la promozione in Serie C in cassaforte e le casse societarie ampiamente rimpinguate, da un lato il Palermo inizia a programmare la prossima stagione ma dall'altro non si arresta il fuoco generato dai due soci principali della società ovvero Dario Mirri e Tony Di Piazza.
Le dichiarazioni del presidente rosanero, intervenuto durante la confererenza stampa organizzata allo stadio dopo settimane di silenzio, non sono piaciute affatto all'imprenditore italoamericano che ha voluto rispondere con le rime al socio di maggioranza con una dura nota nella quale si difende dalle presunte accuse scagliate dal proprietario della Damir.
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RUOLI E MANSIONI
Da soci ad amministratori, da amministratori a soci: la diatriba fra i due maggiori azionisti del Palermo sembra essere sostanzialmente basata su una differente visione di ruoli e funzioni. Ricordiamo che Dario Mirri è il socio di maggioranza con il 60% delle quote, Di Piazza ne detiene il 40% e una minima percentuale (l'1%) è detenuta dall'azionariato popolare. Il presidente rosanero ha chiaramente specificato che i soci non hanno poteri a livello amministrativo, delegati come si evince del resto anche dalla dicitura all'amministratore delegato, rafforzando e legittimando quindi la posizione di Rinaldo Sagramola e confermando in qualche modo che effettivamente c'è stata una incomprensione o una non accettazione dei ruoli all'interno della società. A tal proposito Tony Di Piazza ha risposto smentendo il socio di maggioranza e affermando, al contrario, che i soci sono anche amministratori e sono sottoposti a responsabilità giuridiche da non sottovalutare. In sostanza emerge una chiara divergenza di visione dei ruoli a livello aziendale, una differenza probabilmente su base culturale di intendere ruoli e funzioni all'interno di una società.
DIMISSIONI
Agli atti Tony Di Piazza ha rassegnato le proprie dimissioni da vice presidente del Palermo, ciò comporta la perdita del suo ruolo a livello di organigramma societario ma non tocca minimamente la sua posizione di socio di minoranza del club con i rispettivi oneri associati al suo ruolo. Dimissioni confermate, come ammesso da entrambe le parti, durante il CdA del 26 maggio ma a quanto pare l'imprenditore italo-americano avrebbe mostrato durante l'assemblea dei soci la volontà di ritirarle ricevendo il niet di Mirri. "Il Palermo non è un giocattolo": la risposta del presidente è stata lapalissiana. Il punto cardine del nuovo Palermo è quello di creare una società che rispetta gli impegni presi, trasparente e soprattutto credibile, e questo prendi e lascia dell'ex vice-presidente non rispecchia i valori di serietà e virtuosità aziendale del numero uno rosanero. Da un lato la presa di posizione di Mirri a conferma che adesso a Palermo non si scherza più e che ad ogni azione corrisponde una reazione, dall'altro l'altra faccia della medaglia della vicenda, quella di Tony Di Piazza, che invece parla di un tentativo riconciliatorio fatto per i tifosi e rifiutato dal presidente in pieno stile orco cattivo.
VENDITA QUOTE
L'altro andirivieni post-CdA è legato alla volontà di Di Piazza di vendere il suo 40% di quote societarie. Dario Mirri ha spiegato che le quote societarie non sono modificabili a meno di una effettiva vendita delle suddette, e ha confermato la possibilità del diritto di prelazione da parte del presidente e primo azionista in caso di uscita di scena dell'imprenditore italo-americano. Di contro Di Piazza ha dichiarato, come naturale conseguenza del rifiuto della sua mano tesa durante l'assemblea dei soci, di essere ancora intenzionato a voler cedere le proprie quote ma la sensazione è che per il momento non ci saranno sviluppi degni di nota. Come detto da Mirri alla fine l'importante è far fronte agli impegni presi e su questo non ha mai messo in dubbio la serietà di Di Piazza, che ha annunciato di aver versato la sua parte di capitale corrispondente alla stagione appena iniziata.
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PREMIO GIOCATORI
Sul premio giocatori ci sono due racconti completamente opposti della vicenda. Mirri afferma che Di Piazza non voleva rinoscere il premio ai giocatori, l'italo-americano invece dichiara di voler soltanto considerare la proposta di ridurli per via dell'emergenza Coronavirus e accusa la società di non voler "promuovere la dialettica all'interno del consiglio". Si parla di voti e non voti, si rigirano ruoli di buoni e cattivi ma la sostanza è che il premio è stato proposto e rifiutato in toto dai giocatori, che hanno deciso di devolvere una parte della cifra in beneficenza e l'altra nelle casse societarie. Un capitolo chiuso quindi che continua solo a tenere i crismi di una scaramuccia.
TACOPINA E ITALPLAZA
Vista la rilevanza della vicenda qui sarò breve. Su questo argomento vi è una chiara incomprensione di natura linguistica: è chiaro che Mirri, a Roma, non sia stato letteralmente "cinque minuti" seduto al tavolo una volta scoperto che la parte interessata all'acquisizione del Palermo era Joe Tacopina. Qualunque sia stata la durata dell'incontro, Dario Mirri non è intenzionato, per adesso, a cedere le sue quote né tantomeno a Tacopina. Il presidente del Palermo ha sempre ribadito che nonostante tutto la parte del dialogo ci sarà sempre e le parti saranno sempre ascoltate, il che in qualche modo già non lascia spazio alle perplessità presentate da Di Piazza sul "perché se dici di non voler vendere parli comunque con acquirenti?". Fraintendimento totale invece per quanto riguarda Italplaza, la società che presenta come unico partecipante lo stesso Di Piazza e Dario Mirri ne è ben conscio, non ritenendola una questione che merita ulteriori indagini o analisi.
PAPARESTA
Sul consigliere e commercialista di Tony Di Piazza, Mirri ha affermato che è stato lo stesso Paparesta a riferirgli di non voler pestare i piedi a nessuno ma di voler semplicemente fare da supporto all'imprenditore italo-americano. Quest'ultimo, di contro, risponde affermando che potenzialmente avrebbe tutte le carte in regola per poter avere ruoli ben più importanti e che l'ex arbitro aveda di fatto altre mansioni poi però "svuotate" dalla società rosanero.
Tirando un po' il sunto della situazione, la prima preoccupazione di Tony Di Piazza è stata quella di voler rispondere più per riqualificare una immagine di sé "deviata", secondo l'ex vice-presidente, dalle dichiarazioni di Mirri. Parla di caduta di stile, di tentativi di metterlo in cattiva luce senza possibilità di contraddittorio, ma effettivamente la chiarezza dei contenuti offerti dal proprietario della Damir lo ha messo in una posizione nella quale la parte del torto almeno per una larga fetta della piazza sembra essere la sua. La sensazione è che comunque sono sempre stati e continuano ad essere fraintendimenti, figli probabilmente di una visione differente a livello aziendale che è andata emergendo nel corso dei mesi.
A fare gli avvocati del diavolo, tuttavia, non vince nessuno e dal momento che ognuno sta prendendo gli impegni assunti l'estate scorsa ogni discorso rimane semplicemente per la cronaca e assume i connotati di un botta e risposta che non serve pressoché a niente. Il Palermo va avanti, progetta la stagione in Serie C forte di una solidità finanziaria che non si vedeva da anni e l'importante è che fra i due litiganti a godere siano, nonostante tutto, sempre i colori rosanero.
Redazione