«Con pazienza verrà fuori il vero Palermo». Di Bari a FP.IT
«Stimo molto Roberto Boscaglia perché ha vinto tanti campioni di Serie C e ha maturato altrettanta esperienza in Serie B. Il Palermo si trova ad affrontare diverse problematiche, la più importante è il Covid che non ha consentito una certa continuità di lavoro. Nel momento in cui la situazione si stabilizzerà, inizierà a venire fuori il vero Palermo».
Sono queste le prime parole con cui il direttore sportivo Giuseppe Di Bari ha esordito ai nostri microfoni. Una chiacchierata in cui il dirigente ha analizzato l'attualità del Girone C, soffermandosi in casa Palermo, ma anche la situazione del calcio nel meridione del nostro Paese. È stata anche l'occasione per ripercorrere i primi momenti della sua carriera con gli anni meravigliosi di Foggia culminati con la promozione storica dei satanelli in cadetteria.
«Ciò detto, ci sono delle squadre che in questa prima parte del torneo stanno andando più veloce del Palermo. La Ternana - fra le società che puntano alla vittoria finale - è quella che ha manifestato meno problemi: la continuità le sta permettendo di avere un ruolo di primo piano. La squadra guidata da Lucarelli ha avuto un percorso più lineare rispetto ad altri club che invece hanno accusato diversi problemi».
LE FAVORITE
«Le squadre che hanno iniziato il campionato con il favore del pronostico sono Palermo, Ternana, Bari e anche l'Avellino. Mi sento di escludere il Catania perché ha in eredità delle problematiche. La verità è che il girone C è molto difficile. Allo stato attuale mi sento di dare per favorita la Ternana, anche se il torneo è lungo e ci sarà il mercato di gennaio che può cambiare gli equilibri del girone di ritorno».
IL PROGETTO PALERMO
«La società rosanero ha puntato sia su giovani emergenti che su calciatori di categoria. Chiaramente quando qualcosa non va secondo i piani qualche domanda bisogna farsela: certamente come prima attenuante metto il Covid. Fatta questa premessa, credo tuttavia che la rosa di Ternana e Bari sia superiore rispetto a quella allestita dal Palermo».
L'ESPERIENZA A FOGGIA
«Sono partito dall'Eccellenza con il Manfredonia, dopo due anni sono arrivato a Foggia. È stata un'esperienza che mi ha permesso di crescere: inizialmente in panchina ho scelto Padalino, poi De Zerbi e Stroppa. Sono contento di vederli in Serie A - per me è motivo di orgoglio - vuol dire che le mie scelte sono state positive anche a distanza di tempo».
CONTINUA
«Un anno abbiamo perso i play off contro il Pisa di Rino Gattuso, l'anno successivo però si è vinto il campionato. Quindi il girone meridionale lo conosco molto bene ed è molto insidioso, anche se quest'anno la variabile che dà ancora più imprevedibilità è il Covid. Certo è, che se programmi nel tempo ottieni risultati: in tal senso devo fare un plauso alla Ternana che lo scorso anno ha costruito la spina dorsale della squadra e quest'anno l'ha completata con qualche elemento importante che ha permesso il salto di qualità. Inoltre in panchina c'è un grande allenatore che farà parlare di sé».
APPREZZIAMO CHI INVESTE NEL PROPRIO TERRITORIO
«In questo periodo storico ci sono delle difficoltà economiche evidenti. Il calcio è quel quid in più che permette di stimolare chi purtroppo vive una situazione difficile in una condizione economica precaria. Siamo un popolo che vive di pane e pallone: quindi il calcio, qui al Sud, assume un valore sociale ancora più importante rispetto ad altre zone del Paese. Per questo bisogna apprezzare chi investe nel proprio territorio, visto che spesso gli investitori vengono da fuori e non sono del luogo».
IN CONCLUSIONE
«Investire significa farlo nel tempo. Quindi se una partita non va bene, non si manda via l'allenatore e si riparte da zero. Il tutto deve essere contestualizzato in un discorso più ampio: serve tempo e bisogna avere pazienza. Dietro una vittoria c'è un percorso che parte da lontano, non puoi subito in un anno arrivare a certi livelli. Il Palermo la scorsa stagione ha vinto il torneo di Serie D, ora si trova al suo primo anno in Serie C e non è scontato che subito debba ottenere il salto in cadetteria, serve pazienza».
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Redazione