CLOSING - Credere o non credere? Questo è il problema
«Se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di fionda e dardi d'atroce fortuna
o prender armi contro un mare d'affanni
e, opponendosi, por loro fine?»
Certo, Shakespeare non dovrebbe essere scomodato mai; se poi parliamo della cessione del Palermo calcio, è forse un’offesa all’opera del celebre drammaturgo e poeta inglese.
Eppure, credere o non credere? Questo è il problema.
Perché più vengono a galla i dettagli riguardanti il closing rosanero, più si espande la coltre di mistero sopra le attese e le speranze dei tifosi del Palermo.
Saltate tutte (t-u-t-t-e) le trattative precedenti - da Cascio a Baccaglini a Follieri, per restare nell’attualità - si è arrivati oggi ad un primo annuncio da parte del patron Maurizio Zamparini: «Il closing è già fatto, ora si tratta solo di questioni burocratiche». L’ha detto al Corriere dello Sport, evidenziando, ancora una volta, l’esistenza di un rigoroso patto di riservatezza che lo obbliga a mantenere il silenzio su alcuni aspetti dell’affare.
E qui sorgono i primi dubbi: ci sono firme che obbligano alla riservatezza, ma siamo già a conoscenza, per bocca dello stesso Zamparini, di diversi elementi che caratterizzeranno il passaggio di mano.
ZAMPARINI E IL CLOSING: «TUTTO FATTO, RESTO COME CONSULENTE»
Sappiamo che i nuovi proprietari prendono il 100% delle quote societarie, assumendo gli oneri gestionali di questo esercizio (2018/19), che si impegnano a spendere immediatamente una somma discreta per rinforzare il Palermo a gennaio, che prendono in carico il credito verso Alyssa (22,8 milioni) e tutte le altre passività interne al club di viale del fante.
Sappiamo finanche i nomi di quei calciatori che anche la nuova proprietà vuole trattenere per la prossima stagione (Haas e Falletti), sappiamo che il nuovo presidente non sarà un esimio… sconosciuto, che il nuovo Cda sarà composto di almeno cinque consiglieri, due dei quali probabilmente palermitani, che Daniela De Angeli non farà parte del prossimo Consiglio, che un ruolo potrebbe essere affidato a Giovanni Giammarva; sappiamo che il fondo transanzionale acquirente è quotato in borsa a New York, che tra gli accordi presi c’è la costruzione di nuovi impianti sportivi per il Palermo, che Maurizio Zamparini sarà beneficiario degli eventuali risarcimenti per il caso Frosinone e di parte dei possibili introiti dalla promozione in Serie A, sappiamo che il patron resterà in società nelle vesti di consulente sportivo, che il direttore Foschi avrà il compito di costruire sin da subito la squadra per la prossima stagione.
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Sappiamo un sacco di cose, tranne una.
Perché se gli accordi finanziari tra acquirente e venditore, i futuri ruoli societari, gli impegni sugli investimenti, se tutte queste e le altre cose fanno il buon gioco di chi, come noi, ha bisogno di informazioni per rendervi informati, al contrario il fatto di non conoscere minimamente l’identità di coloro che prenderanno il timone del Palermo non fa che esasperare il già ampio e trasversale scetticismo che da anni, e a ragion veduta, serpeggia tra i sostenitori rosanero. Per buona parte dei quali la parola ‘closing’, il binomio ‘cessione-Palermo’, i ‘quasi-annunci’ dei protagonisti e tutto ciò che riguarda l’uscita di scena di Zamparini equivale ad un gigantesco punto interrogativo a metà tra la presa per i fondelli e l’illusione. O, per scomodare ancora una volta Shakespeare, un dubbio amletico: credere o non credere? Questo è il problema.
Redazione