Ficarrotta: «Palermo, lo rifarei mille volte»

Ficarrotta: «Palermo, lo rifarei mille volte»

 

 

Arrivato a Palermo dopo aver cominciato la sua stagione con la maglia del Marsala, Luca Ficarrotta non ha trovato molto spazio nelle ultime uscite di campionato della squadra di Pergolizzi.

 

Tanta panchina e pochi minuti giocati per il palermitano che, tuttavia, ha avuto un ottimo approccio alla sfida contro l’Fc Messina di domenica scorsa. Dentro e subito assist per Sforzini, che ha messo a segno la sua seconda rete della sfida.

 

Intervistato dal Corriere dello Sport, Luca Ficarrotta ha parlato della sua vita, della sua famiglia e del Palermo:

 

«Devo farmi trovare pronto, anche perché non sto trovando tanto spazio. Sono felice per la prestazione, per i tre punti e per avere contribuito alla doppietta di Nando. Non mi sento escluso, la rosa è competitiva, da squadra vincente, e c’è da sudare per una maglia. I nuovi arrivi, Floriano e Silipo? Mi stimoleranno a dare di più. Ancora non sono riuscito a mostrare quello che valgo –ammette-. Non è colpa di nessuno, forse da palermitano sento troppe pressioni».

 

PERGOLIZZI E TIFOSI

«Mi ha detto: “Bravo” e mi basta. Ho la sua fiducia e quella della società. Non puoi pensare a certe cose, altrimenti meglio cambiare aria. Sta a me sfruttare ogni occasione per dimostrare che ci sono. Il parere dei tifosi? A me internet, con tutto il rispetto, non interessa. Io penso alla squadra».

 

LA SCELTA PALERMO

«Venire a Palermo? Lo rifarei mille volte. Per un palermitano, è il sogno di una vita. Quando, con mia moglie, passavo davanti al Barbera mi accendevo: “Immagina se un giorno dovessi giocare in questo stadio».

 

LA FAMIGLIA

«Papà, Gaspare, fa il muratore da quando aveva quindici anni. Sa bene cos'è il sacrificio. Come mamma, Iolanda, che lavorava per cento euro alla settimana, dalla mattina alla sera, per una impresa di pulizie. Ora papà guadagna di più e lei può stare a casa. Ho due sorelle sposate e quattro nipoti. Mia moglie si chiama Emily, l’ho conosciuta tramite social; mio figlio Brian, nome che a me è piaciuto da sempre, e Gaspare, come mio padre».

 

PALERMO

«Da quello che vedo, siamo in grado di ripetere il filotto iniziale. E in D non c’è avversario più forte di noi».

 

FUTURO

«Vorrei aprire un’attività nel campo della ristorazione o della moda. Restare nel calcio? Per fare l’allenatore no, non mi ci vedo, dovrei studiare e con la scuola abbiamo... litigato. Piuttosto procuratore, quello mi piacerebbe».

 

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