Foschi, Faggiano e Salerno: tre indizi fanno una prova
Tutti direttori sportivi che hanno preso parte alla stagione sciagurata del Palermo nel 2016-2017
Rino Foschi, Daniele Faggiano e Nicola Salerno tre personaggi che hanno preso parte, chi più chi meno, alla stagione sciagurata 2016-2017 del Palermo che si è conclusa con la retrocessione in Serie B.
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Il primo era stato richiamato dall'amore per il club che aveva riportato in Serie A, insieme a Zamparini, nel 2004 dopo 32 anni. Il suo compito era quello di rilanciare il Palermo dopo la precedente stagione, che aveva visto i rosa raggiungere la salvezza nell'ultima giornata. La sua seconda avventura durò appena due settimane. Inizialmente le dimissioni di Foschi furono giustificate con "problemi di salute", ma a distanza di un mese lo stesso ds, ai nostri microfoni, precisava: «Non c'erano le condizioni per andare avanti. Per educazione ho detto che non stavo molto bene».
Il mercato fu decisivo per il "logoramento" del rapporto tra Foschi e Zamparini: «Maurizio ha detto che gli avevo preso degli scarti dall'Atalanta, ovvero Cigarini e Pinilla» affermò l'attuale direttore sportivo del Cesena.
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A sostituire Foschi arrivò Faggiano. Per lui prima esperienza in A dopo diversi anni più che positivi passati nel Trapani. Faggiano portò in Sicilia gente come Gazzi, Bruno Henrique e Diamanti, ma mancò il grande colpo in attacco: Balotelli (sarà vero? Ndr).
Dopo due giornate di campionato Ballardini si dimise e l'attuale ds del Parma, in accordo con Zamparini, convinse Roberto De Zerbi ad accettare la panchina del Palermo. L'esperienza del tecnico ex Foggia fu tutt'altro che positiva e a dicembre fu esonerato. Dopo qualche giorno anche Faggiano andò via. Qualche giorno fa, per la prima volta, il ds ha spiegato a «Mediagol.it» i motivi delle sue dimissioni: «Il mio addio non è dipeso da Zamparini, però, non si può ragionare con 10 teste e 10 obiettivi differenti. Dovevo prendere delle decisioni che non collimavano con il mio reale pensiero».
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A gennaio il Palermo aveva bisogno di rinforzarsi per cercare di raggiungere la salvezza. Arrivò Nicola Salerno, ma l'operato dell'ex Cagliari fu al quanto deludente, con le cessioni di Hiljemark e Quaison e l'arrivo del difensore Sunjic. Quest'ultimo inizialmente era stato bocciato proprio da Salerno.
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In quel periodo il Palermo aveva subito l'ennesimo ribaltone in panchina con il dimissionario Corini che venne sostituito da Diego Lopez, tecnico consigliato da Salerno a Zamparini. Qualche mese più tardi l'annuncio della nomina dell'italo-americano Paul Baccaglini come nuovo presidente del club mentre la squadra rosa in campo continuava a sprofondare verso il baratro della B. Salerno con quella che doveva essere la nuova proprietà del club non riuscì a creare sintonia e sentendosi escluso dai piani societari decise anch'egli di dimettersi, con la consapevolezza che qualche giorno dopo il suo «pupillo» Diego Lopez sarebbe stato esonerato. Il ds motivò la sua decisione: «Non ho la possibilità di incidere e di conseguenza ritengo più opportuno farmi da parte»
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Fin qui la cronaca di tre storie che presentano tante analogie. Una stagione in cui la mancanza di rispetto dei ruoli fu totale, con ben tre ds dimissionari. È chiaro che all'interno del club la confusione regnava sovrana con Zamparini che voleva avere sempre l'ultima parola e che molto spesso dava più importanza ai consigli dei suoi amici consulenti (Di Marzio e Curkovic, ndr) creando malumori all'interno del club che naturalmente hanno destabilizzato la squadra.
Guardando ai giorni nostri la gestione societaria nel mercato estivo sembra che qualcosa sia cambiata: Lupo ha potuto lavorare con serenità scegliendo i giocatori in base alle sue conoscenze con Zamparini che nella maggior parte delle volte ha appoggiato le iniziative del ds. Ci auguriamo che situazioni come quelle vissute l'anno scorso non si ripetano più perché non fanno bene né al calcio né a una piazza come Palermo.
Redazione