È vero, il calcio italiano è uno spettacolo
Il calcio italiano è uno spettacolo.
È avvincente, esaltante, pieno di colpi di scena, di cose che proprio non ti aspetti.
Non il calcio giocato, s’intende: quello ormai, se non per il calciomercato e qualche bel match, anche ai massimi livelli è monotono e troppo spesso di una noia sconfortante.
È uno spettacolo il sistema che regola il calcio italiano. E già qui, se le parole hanno ancora un senso e davvero definiscono le cose, c’è un problema.
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Come certi dipinti che vanno osservati a distanza, così il sistema-calcio in Italia: se fai qualche passo e lo guardi da vicino, ti confondi.
In Federazione c’è un commissario, perché non si è stati capaci di eleggere un presidente - e va beh, può capitare;
in Lega Serie A si lavora duramente su rivoluzioni epocali, come racimolare qualche milione in più dai diritti tv, oppure ordinare la fascia uguale per tutti i capitani - le vere priorità;
i presidenti di LegaB e LegaPro litigano a colpi di dichiarazioni ed assemblee, alludendo persino ad interferenze esterne.
E al centro del circo il balletto di fallimenti provocati senza ostacoli, irregolarità di varia natura, plusvalenze come gonfie mongolfiere che attraversano felici l’Italia, e poi chiacchiere, polemiche, annunci, pizza, spaghetti e mandolino.
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Ma c’è CR7, è vero; e la quarta italiana in Champions, e Carletto Ancelotti, e il Mancio che rifonderà la Nazionale. Bellissimo. Ed è giusto che tutto questo abbia un’eco mediatica così forte. Peccato che dall’altra parte, quella non illuminata dal sole, si stia consumando la barzelletta del Tutti contro Tutti, ultimo atto. In scena al CONI domani, 7 settembre, a partire dalle 12.
Ci si perde tra i ricorsi: la Lega Dilettanti, la Lega Pro, l’AIC e l’AIA contro CONI e Fabbricini; Ternana, Siena e Pro Vercelli contro Novara e FIGC; doppio ricorso di Ternana e Pro Vercelli contro Lega A e B, FIGC, Novara, Siena, Entella e Catania. Poi, il 12 settembre, il Chievo di nuovo a processo per plusvalenze fittizie, mentre si attende entro fine mese la sentenza della Corte Sportiva d’Appello sul caso Frosinone.
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Un vespaio in cui istituzioni e club fanno a botte più dei calciatori in campo.
Il risultato, però, dice che non vince mai nessuno e per questo non cambia mai niente.
Arriveranno le sentenze e le proteste di chi ne uscirà sconfitto, poi si tornerà a parlare di risultati, classifiche, eccetera. Soltanto per un po’, nell’attesa del nuovo cortocircuito di un non sistema che non regola.
Redazione