Falletti: «Io, calciatore per caso. Tedino mi ha dato fiducia»

Falletti: «Io, calciatore per caso. Tedino mi ha dato fiducia»

 

 

L'ultimo arrivato in casa Palermo è Cesar Falletti, preso in prestito secco dal Bologna, l'uruguaiano ha come obiettivo quello di riportare il Palermo in Serie A per poi sperare di restare con la maglia rosanero. Al Corriere dello Sport ha raccontato la sua vita, da quando giocava per strada al suo arrivo in Italia:

 

ORIGINI

«Il mio trisavolo era di Genova, sono nato in un quartiere umile di Artigas. Figlio unico per forza maggiore. Avevo appena un anno quando i miei genitori si trasferirono a Canelones, vicino a Montevideo, a seicento chilometri da casa. Papà voleva che diventassi muratore o che cantassi e suonassi con la chitarra nelle feste - ha raccontato Falletti -. Fu mamma, che da giovane giocava a calcio, ad incoraggiarmi. Le strade a Canelones erano come trazzere, passavo intere giornate in un campetto senza porte con i ragazzi del quartiere. Non ho dimenticato. Torno sempre dai miei. Quest'anno sono stati a Sharm El Sheik, ma viaggiare non è il mio mestiere. Cerco sempre il nido. Il tempo delle sofferenze non è finito».

 

È il momento di Lo Faso

 

CALCIATORE PER CASO

«Correvo e basta. Senza idoli. Poi avrei preso una cotta per Riquelme. Un giorno mia madre non mi trovò a scuola, ero con altri ragazzi in una partita. Devo tutto al signor Cuenca che oggi non c’è più - dice Falletti singhiozzando - Mi prese dalla strada e mi diede un futuro. Purtroppo non ha potuto vedere i miei progressi. È morto quando sono andato alla Ternana. Fu un fulmine a ciel sereno. Vado ad allenarmi e…  “Preparati devi volare in Italia”. “Quando?”. “Subito!”. Probabilmente sarei finito per strada…».

 

LA MOGLIE

«Suo padre mi portava all'allenamento. Un giorno, non sapendo che fosse sua figlia, gli raccontai che uscivo con una ragazza di nome Katherine compagna di liceo. Mi vietarono di frequentarla. Ma al cuore non si comanda. L’accompagnavo di nascosto col motorino, la lasciavo cento metri prima e la salutavo. Un giorno mi diede un bacio e fu promessa eterna tra due ragazzini: diciotto e sedici anni. Caty è tifosa del Nacional, poi si è affezionata al Cerro, al Bologna e ora al Palermo. Sempre presente allo stadio insieme ai miei due figli. Mamma e Caty sono stelle che mi guidano. A Caty chiedo tutto, è lei che gestisce la mia vita. Io sono troppo buono e scaramantico. Entro in campo con il piede destro, mi faccio il segno della croce e altre cose che non svelo altimenti non valgono più». 

 

Un altro «problema» per Tedino

 

PARAGONI

«Non voglio paragoni, non guardo quello che hanno fatto gli altri. Coronado è totalmente diverso da me, non paragonatemi a lui. Igor punta sulla fantasia con le tipiche magie brasiliane. Io punto sulla velocità, più vicine alle caratteristiche del Papu Gomez. Il dieci? Mai cercato, ci vogliono altre qualità per quel numero. Ma quel numero mi ha portato fortuna a Terni». 

 

TEDINO

«Abbiamo n bel rapporto, mi ha voluto a Palermo. Dal primo giorno mi ha dato tranquillità e fiducia. Quando spiega capisco perfettamente cosa pretende e abbiamo la stessa filosofia: fare strada per realizzare un sogno, il Palermo in A. Gioco spesso alla play, ma mai contro il Palermo, non voglio che perda neanche per scherzo».