CONTE

«Trovato accordo con Consiglio
Europeo su Recovery Fund»

«Trovato punto d'incontro con Consiglio Europeo su Recovery Fund»



La Fase 2 è cominciata da meno di una settimana e l’Italia prova a ripartire.

Il Premier Conte, intanto, in attesa di rendere noto il nuovo Dpcm che avrà validità dal 18 maggio, continua il suo dialogo con l’Europa.

Dal Mes a nuovi aiuti per i paesi dell’Unione, l’Italia continua con le trattative.

 

 

Intervistato da Euroactiv, il Presidente del Consiglio ha così parlato dei rapporti con l’Unione Europea e della politica monteria:

«La politica monetaria è una delle gambe su cui ci possiamo poggiare. L’Unione monetaria comporta un legame ancora più stretto tra i paesi membri rispetto alla UE, quindi dobbiamo necessariamente agire in maniera coordinata, anche sul piano delle politiche di bilancio. La divergenza tra le economie nazionali, già elevata, rappresenta un rischio per il funzionamento del mercato comune e uno ancora più forte per la gestione della politica monetaria. Se la risposta fiscale alla pandemia non sarà equa per tutti –ha dichiarato-, rischiamo effetti assai pericolosi. La politica monetaria ha dato una prima, forte risposta. Ora devono fare altrettanto la Commissione europea e i paesi membri»

 

PROPOSTA COMMISSIONE EUROPEA

«L’esigenza di riflettere su modalità che rendano ancor più efficace il processo decisionale del Consiglio è stata avvertita, dall’Italia e non solo, anche prima della pandemia, ad esempio nel quadro della preparazione della Conferenza sul Futuro dell’Europa. La crisi causata dal Covid-19 ha reso ancor più evidente quanto sia necessario per il Consiglio poter rispondere con decisioni rapide ed efficaci a sfide che colpiscono al cuore il nostro continente- ha dichiarato-. Devo al contempo rilevare come il Consiglio Europeo abbia finora trovato, seppure con un notevole sforzo politico, un punto d’incontro anche su un obiettivo come il Recovery Fund, che da una promessa è diventato una proposta la cui necessità e urgenza sono state riconosciute dai Leader europei».


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RECOVERY PLAN

«Intanto vorrei dire che è un successo che si discuta su come finanziare in comune il cosiddetto “Recovery Plan”. Prima che noi pretendessimo che fosse messo sul tavolo, non se ne parlava neppure. Se non fosse un passo che incontra molte resistenze da parte di alcuni paesi, non sarebbe stato necessario il forte pressing che l’Italia – insieme ad altri Paesi membri – ha esercitato in seno all’Eurogruppo e al Consiglio Europeo. Naturalmente ci sono diverse vedute. Il Consiglio europeo dello scorso 23 aprile-continua- ha dato all’unanimità un chiaro mandato alla Commissione, perché sottoponesse una proposta concreta di un ambizioso piano europeo per il rilancio economico, sottolineandone la necessità e l’urgenza. Attendiamo la proposta che la Commissione europea metterà sul tavolo tra qualche giorno. Probabilmente i fondi saranno a regime e gestiti all’interno del budget europeo, ma la posizione italiana è chiara: il programma deve essere ambizioso in termini di risorse raccolte sui mercati, deve finanziare primariamente i settori e i paesi più colpiti dalla pandemia, deve prevedere la disponibilità anticipata rispetto al gennaio 2021 di parte dei fondi (il c.d. frontloading). Su tali aspetti la posizione italiana coincide con quella di numerosi altri Stati membri».

 

 

EUROBONDS

«Noi riteniamo che l’Europa sia davanti a un momento di importanza storica e che una decisione ambiziosa e coraggiosa non solo sia oggi opportuna, ma necessaria. E non lo dico dal punto di vista dell’Italia, lo dico anche da quello dell’Unione. Le nostre economie sono intimamente legate. La mia divergenza con Rutte si sostanzia nella mia convinzione che non si possa reagire a questa crisi sulla falsariga del 2010. Ora si tratta di guardare al futuro e di non ripetere gli sbagli del passato. Ci sono diverse ipotesi tecniche in discussione. Al di là della soluzione che alla fine sarà scelta ci sono alcuni punti fermi per noi: i finanziamenti devono essere fatti a lungo termine per permettere di distribuire nel tempo il peso dello sforzo fiscale eccezionale ma temporaneo sopportato ora dagli Stati membri; le risorse devono essere date primariamente agli stati più colpiti e devono prevedere una quota ben significativa di “grants”, pur non volendo escludere prestiti; gli Stati dovranno avere il compito di allocarli all’interno di un chiaro quadro di regole comuni».


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