Un patrimonio da tutelare. La verità (dolorosa) di Liverani

Un patrimonio da tutelare. La verità (dolorosa) di Liverani

 

Quando qualcuno ti sbatte la verità in faccia fa male e se a farlo è direttamente uno come Liverani, fa ancora più male. 

 

Le sue parole sono lo specchio della realtà palermitana di questi ultimi 8 anni. Un patrimonio - la serie A ad alti livelli - disperso nel giro di poche stagioni. Un patrimonio di calciatori di primissimo livello, perso per strada, senza avere un ricambio di pari livello che potesse dare seguito a quello che era stato costruito a partire dal 2003. «Dopo il 2011 c’è stato un grosso errore: il Palermo aveva uno zoccolo duro di giocatori, un patrimonio di appartenenza che andava tutelato. Così come andava coltivato il gruppo di giovani che arrivava ogni anno. I vari Migliaccio, Miccoli, Nocerino, Cassani e Balzaretti non andavano mandati via perché ritenuti a fine corsa. Anzi, non andava denigrato quello zoccolo duro che aveva permesso di creare la squadra»

 

Liverani dice qualcosa che pensiamo tutti: nel momento più alto dei rosa non si è pensato più ad investire sul club. «Si è creduto che il gruppo fosse al capolinea ma poi i risultati hanno detto altro - prosegue -. Non parlo di me che ero a fine carriera ma c’erano giocatori di un certo livello che potevano dare ancora tanto. Le società devono avere la lungimiranza di capire le fasi».
La lungimiranza di cui parla Liverani è quella che è mancata per troppo tempo e che poi ha portato alla prima retrocessione. «Si è persa la strada pensando solo all’investimento diretto. Chiaramente quando scendi e poi risali ci sono delle perdite economiche e non è facile rientrare dai costi». 
Una retrocessione non solo sul campo ma anche al livello di appeal del club e di possibili investitori, che avrebbero acquisito una società sana e lanciata verso le zone altissime della serie A. «Zamparini - continua Liverani - ha dato tanto al Palermo ma gli ultimi anni non sono stati proprio idilliaci»

 

Adesso si guarda al futuro con la consapevolezza che per l’ennesima volta si dovrà partire da zero. «Io mi auguro comunque che tutto possa tornare alla normalità e che si possa dare continuità d’azienda alla società, anche perché ci sono delle famiglie che lavorano nella società». Errori su errori che continuiamo a pagare e in mezzo siamo costretti a raccontarvi di istanze di fallimento, procure, debiti, creditori e pignoramenti.

 

Ma quanto era bello il Barbera colorato di rosa e nero? Ma quanto era bello l’Olimpico la notte del 29 maggio 2011?


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