IL PUNTO

Il reale valore del Palermo,
dentro e fuori dal campo

Il reale valore del Palermo, dentro e fuori dal campo



di Massimiliano Rincione

 

...Cosa è il Palermo? Non a livello concettuale, si intende. Né sotto un punto di vista sportivo, essendo i rosanero una realtà oramai parte integrante del firmamento del calcio italiano in virtù dei fasti vissuti dal 2003 in poi. La domanda, più che altro, va posta in un modo diverso: cosa è il Palermo adesso?

 

Una società giovane, una squadra ancor più giovane, in una realtà decisamente più anziana. D'altronde, dopo il fallimento e la successiva rinascita, la gioventù è stata il filo che ha collegato queste due prime stagioni della nuova era, con le paludi della Serie D che, per fortuna, non hanno inghiottito una rosa ed una realtà fatta per ben altri palcoscenici. L'impatto con la Serie C, invece, è stato inizialmente da dimenticare: non staremo qui ad elencare quali siano stati i passi falsi, dentro e fuori dal campo, di un Palermo che ha dovuto fare i conti anche col COVID, affrontando in maniera eroica il Catania in un derby che, moralmente, rappresenta una vittoria per le condizioni psico-tecniche che hanno accompagnato i rosa, fermati solo da un gol viziato peraltro da un tocco di mano evidente. Quella è stata, probabilmente, la scintilla per gli uomini di Roberto Boscaglia, che - va ricordato - non erano affatto partiti per ammazzare il campionato. Al contrario, il progetto Serie B è stato sviluppato su base biennale, proprio perché consci del fatto che l'impatto con una realtà quale la Serie C possa presentare infinite insidie.

 

Ciò nonostante, è inutile sia lanciarsi in proclami di riscossa in stile Re Leonida che abbandonarsi ai più neri disfattismi, poiché questo Palermo è una squadra da play-off. E ci andrà, per dei motivi molto semplici anche: il meccanismo del campionato di Serie C, con il suo cervellotico ingranaggio post-season, regala infatti la chance di qualificarsi sia ai play-off nazionali che a quelli di girone, che sono di fatto l'anticamera per i precedenti. Certo, potrete legittimamente pensare come un oceano del genere sia complicato da navigare, e vi daremo anche ragione: ma, di fatto, raggiungere tali obiettivi rappresenterebbe di per sé il raggiungimento di un traguardo stagionale concreto. Poi comincerebbe un altro campionato.

 

E se non dovessimo farcela? Pazienza: c'è sempre l'anno prossimo. Certo, il tifo vuole e chiede altro. Il tifo, o i social nell'era moderna, quelli del: "Eh ma tizio X è negato coi piedi, è stato preso soltanto perché amico di..." o dell'altrettanto sempreverde: "Ma tizio Y e tizio Z non sono dei centravanti di categoria, il Palermo doveva puntare ad altro...". Ora, non abbiamo utilizzato i nomi, ma soltanto per farvi entrare più nel mood. Perché no, Saraniti non è stato acquistato per fare un favore al Lecce nell'affare - poi mai concluso - Felici o per avere un altro palermitano in squadra. Lucca non ha avuto un rinnovo di contratto - sudato, tra l'altro - perché il mercato non offriva di meglio, e Odjer e Luperini non sono stati presi perché: "Da svincolati non si escono soldi". Potremmo star lì a spiegarvi perché uno svincolato, tra bonus firma e ingaggi appesantiti proprio a causa della mancata spesa del cartellino, costi tanto quanto un acquisto 'canonico', ma non lo faremo.

 

Il punto è semplice: il Palermo è una squadra più che discreta, una buona squadra considerato il momento storico del calcio italiano - in una categoria già povera in tempi normali come la Serie C -, tempistiche e difficoltà di un mercato martoriato dalle conseguenze della pandemia e dalla situazione economica nazionale. Chi si aspettava la corazzata, memore del mortal errore comunicativo del proclamo: "Serie A in 4 anni" dovrebbe guardare all'esempio del Bari dell'anno scorso. O anche a quello di quest'anno, per dire. Il progetto dell'accoppiata Sagramola-Castagnini, in realtà, era molto semplice: un'ossatura collaudata e comunque di qualità per mister Roberto Boscaglia con cui, chissà, poter puntare ad una buona scalata ai play-off - che sono, precisiamo, un altro campionato - e gettare le basi per la rincorsa al vertice della classifica che, verosimilmente, ci sarà l'anno prossimo. Che poi non è detto che non si possa compiere l'impresa ai play-off, ed è altrettanto vero che con una squadra da vertice la B potrebbe non arrivare, è un altro discorso. Ricordiamoci che parliamo di un campionato dai meccanismi disgraziati, e che ogni anno regala pagine da dimenticare come i fallimenti di Siena e Sicula Leonzio - per portare degli esempi freschi d'inizio stagione - o l'eclatante caso Trapani. Un cimitero degli elefanti che, ciclicamente, si abbandonano ad un nefasto destino per molti scritto già – perdonerete il gioco di parole – al momento dell’iscrizione alla Serie C. E, invece, qui a Palermo non solo si parla, bensì si è pronti a realizzare un centro sportivo per offrire un futuro anche strutturale alla squadra, in attesa di un accordo trilaterale Comune-Regione-club sul fronte stadio.

 

Questo articolo, però, non ha il compito di farvi capire quanto il Palermo e la città di Palermo siano fortunati a vivere, in fin dei conti, una condizione sportiva stabile: bensì, serve semplicemente a suggerire un po' di calma e soprattutto un freno nei giudizi affrettati dopo una vittoria, una sconfitta o un pari. Ripetiamo, per cui, ciò che abbiamo detto poco sopra: il Palermo arriverà con tutta probabilità ai play-off, verosimilmente - si spera - saltando la prima fase e qualificandosi direttamente a quelli nazionali. Da lì, vittoria o sconfitta, nasceranno le basi per la nuova scalata. Le vicissitudini societarie, con l'addio annunciato da mesi di Tony Di Piazza, lasciano il tempo che trovano: il progetto è chiaro, e vincente o meno lo si potrà giudicare entro giugno 2022. Nella speranza che, magari, la dea bendata regali un po' di fortuna in più ad una squadra e a dei colori che, dalla finale play-off col Frosinone fino allo sciagurato fallimento, hanno visto pochi sorrisi e hanno goduto finalmente di un po' di chiarezza che, dopo anni, è finalmente giunta alle orecchie di tutti noi.






4 commenti

  1. Il tifoso sportivo 16 giorni fa

    Filippo, senza capitali adeguati x il calciomercato non si puo' fare una squadra competitiva, , il direttore sportivo non puo' fare miracoli.

  2. Paolo 16 giorni fa

    FARVI CAPIRE? Modesto l'autore del post!

  3. Filippo 17 giorni fa

    Belle parole ma noi vogliamo la B. Al di là delle disponibilità economiche bisogna dire palesemente che Sagramola è il reponsabile numero 1 di questo fallimento stagionale. Ha preso dei giocatori molto scadenti

  4. Giogio 17 giorni fa

    complimenti per l'articolo!!

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