PASSIONE E ORGOGLIO

Giammarva: «Il Palermo non
poteva essere abbandonato»

Giammarva si racconta: «Il Palermo non poteva essere abbandonato»



Una persona che mette il lavoro prima di tutto ma mai prima di sua moglie Lucia e delle sue due figlie Giulia e Francesca che dolcemente chiama ‘’Fragolina e Sole’’. Una persona che pochi mesi fa si è visto assegnare la nomina di ‘’Presidente’’ del Palermo calcio che sembrava solo un "traghettamento" ma che lui sta vivendo con passione, scoprendo un'emozione verso il calcio e i colori rosanero inaspettata. Stiamo parlando di Giovanni Giammarva, che questa mattina ha parlato così al Corriere dello Sport:

 

>>Giammarva: «Sarò presidente finché necessario»

 

«Presidente? Dice a me? Mi giro e vedo bambini che chiedono l'autografo, tifosi che hanno voglia di conoscermi e di sapere. È la festa dell'orgoglio rosanero, realizzo in quel momento che quel "Presidente " era rivolto proprio a me e che, per la prima volta, non appartengo solo all'attività di commercialista e alla famiglia, ma a coloro che sono sentimenti e cultura non di una elite ma di tutti. I bambini sono come i marinai: dovunque si posano i loro occhi è l'immenso. Ho preso in prestito la frase da uno scrittore francese contemporaneo-ha ammesso Giammarva ai microfoni del Corriere dello Sport-, Christian Bobin, perché forse non sono mai stato un marinaio o un bambino come quelli che vanno al Barbera».

Un pensiero profondo sul calcio: «il significato del calcio e dell'appartenenza in una città sfinita da tanti problemi ma famosa nel mondo che si aggrappa al gol come metafora per sopravvivere».

 

Giammarva: «Parlano i fatti, Zamparini ha dato molto. Io ho le mie idee»

 

Giammarva ha anche dichiarato di come non abbia accettato subito la richiesta di Zamparini:

 «Quando mi chiese di fare il presidente risposi di no perché non gradivo stare sotto la luce dei riflettori. Lui non mollò. E intanto crescevano stima e amicizia. Fino al momento in cui cambiai idea. Perché? Zamparini è persona generosa, intelligentissima, un po’ vulcanica ma gradevole. Le carte del Palermo mi convinsero. Più le guardavo e più veniva fuori che la società non nascondeva nulla di terribile. Un altro al mio posto ne avrebbe approfittato per l’immagine, tralasciando il vero problema: cioè restituire un patrimonio alla città. Il Palermo non poteva essere abbandonato. Chiamatelo spirito di servizio o garanzia per tutti, Tribunale incluso».






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