ESCLUSIVA

«Il Palermo resta la squadra da
battere». Parla Binda

«Il Palermo resta la squadra da battere». Parla Binda



 

Dal cambio di proprietà sul quale si era dichiarato sin da subito perplesso, sono passati due mesi, che non sono serviti a spazzare via dubbi che al contrario continuano ad essere alimentati. Si sa che il Palermo è divenuto una S.p.a. ma sul resto c'è poca chiarezza. Quali sono, parlando in generale, le sue impressioni in merito alla vicenda societaria del Palermo?

 

«Le mie perplessità restano e la cosa più grave che le conseguenze si stanno ripercuotendo sulla squadra. In tal senso non sono certo l'unico ad essere scettico: le istituzioni calcistiche sono abbastanza preoccupate ed è un'apprensione abbastanza palpabile».

 

Una delle situazioni più singolari venutesi a creare è l'assenza di cooperazione tra i membri operativi della nuova dirigenza e Rino Foschi, emersa definitivamente con l'acquisto del norvegese Gunnarsson, acquistato dalla proprietà ma non avallato, per non dire quasi sconfessato, dall'ex ds del Cesena. Come giudica questa situazione?

 

«Beh sicuramente dovevano essere chiarite molte cose tra Foschi – che merita grande rispetto - e la nuova proprietà. Con un paio di incidenti di percorso (prima ancora c'era stato quello di Paganini) c'è stata in tal senso un minimo di chiarezza. Menomale che il mercato è finito...».

 

Nei giorni scorsi l'ad della società Facile ha sostanzialmente detto che tutto sta procedendo secondo programma, che i soldi stanno per arrivare e che la società non corre rischi di nessun tipo...

 

«Io voglio credere alle parole di Facile, ma in ogni caso la prima verifica sarà il 16 febbraio con l'ultima scadenza del saldo per l'ultimo bimestre 2018 e successivamente il 16 marzo per il primo bimestre del 2019. Questi saranno due snodi fondamentali».

 

In ogni caso già la Co.vi.soc si è presentata negli uffici del "Barbera" e nei giorni scorsi sia la F.I.G.C. che Tommasi hanno espresso la necessità di fare attenzione sulla situazione societaria rosanero. Secondo lei è necessario già adesso un intervento dei massimi vertici onde evitare situazioni di rischio?

 

«Sì. Il problema non è solamente inerente agli stipendi ma anche al bilancio, al rapporto tra ricavi e indebitamento e a tutte le voci richieste dalla normativa: è importante che tutto sia in regola. Vale per il Palermo come per tutte le società, ovvio».

 

In questa situazione pensare al calcio giocato, ciò che veramente dovrebbe contare, è complicato ma comunque necessario. Il Palermo è reduce da due sconfitte consecutive ma è riuscito comunque a mantenere il primato. Posto che la situazione attuale non può non condizionare anche a livello inconscio, crede che le battute d'arresto siano figlie del momento delicato o di una flessione per certi versi anche fisiologica?

 

«Metà e metà. Le difficoltà societarie stanno incidendo sicuramente  ma è anche vero che ripartire dopo la sosta è sempre difficile per tutti e a prescindere dalle situazioni contingenti».  

 

Il Palermo resta dunque la squadra da battere?

«Sì. Il Palermo rimane ancora la squadra da battere. Se poi avesse la possibilità di potersi concentrare maggiormente sul campo senza distrazioni sarebbe meglio».


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