AI NOSTRI MICROFONI

Il gruppo, la consacrazione e lo
Zac. Curcio si racconta a FP.IT

Il gruppo, la consacrazione e lo Zac. Curcio si racconta a FP.IT



Parla Alessio Curcio.

Con undici reti realizzate fin qui è certamente il totem che sta trascinando il Foggia verso orizzonti inattesi. Il segreto - come racconta lo stesso Curcio ai nostri microfoni - è la qualità umana della squadra.

«Questo è un gruppo che ha la forza di vivere su equilibri sottili, dove nonostante le diversità di ogni giocatore si combatte tutti insieme per un unico obiettivo. Credo che il segreto sia stato accettare la diversità del compagno e farne un punto di forza e non di debolezza».

 

Curcio non ha alcuna intenzione di porre dei limiti all'attuale stagione.

«Non sappiamo dove possiamo arrivare: ci concentriamo partita per partita e poi alla fine tireremo una riga e vedremo dove siamo arrivati».

Fra pochi giorni il calendario mette di fronte il Foggia ad un'altra nobile decaduta del calcio italiano. Le notizie delle ultime ore in casa rossonera (dieci positivi dopo l'ultimo giro di tamponi) mettono a serio rischio lo svolgimento del match. Sperando che si giochi, che match sarà?

«Spero sia una bella partita. Sicuramente è molto stimolante poter giocare una partita così: sia Foggia che Palermo hanno una storia molto importante nel calcio italiano. Il Palermo ha degli ottimi giocatori con qualità tecniche superiori al campionato, credo che quasi tutta la rosa sia da categoria superiore».

 

Questa è a tutti gli effetti la stagione della consacrazione. Il tuo raggio di azione si è avvicinato di più alla porta avversaria, in questo quanto è stato determinante per te mister Marchionni?

«Nasco trequartista o seconda punta: quest’anno sto facendo di più la seconda punta perché il nostro modulo non prevede il trequartista. Il mister mi sta dando responsabilità importanti e mi lascia libero di esprimermi e muovermi in campo: in questo modo riesco a rendere al massimo. È un tecnico giovane e preparato. Ha alle spalle una carriera da calciatore che gli permette di conoscere determinate dinamiche di campo».

 

All'età dei trent'anni può essere la volta buona per il sogno cadetto?

«Spero lo sia: avere un’opportunità in B è diventato da qualche anno un obiettivo sempre più ambito.

Non mi aspettavo una stagione personale così, ma ci speravo. In realtà sto dando continuità a quello che ho fatto a Catania dove avevo giocato dodici partite (per via del Covid ndr) e segnato quattro goal».

In un periodo storico così particolare non può mancare un pensiero per i tifosi che avrebbero certamente dato un colore diverso alle tue prestazioni.

«Giocare allo Zac è un’emozione bellissima, peccato che con questa pandemia non sia riuscito a vederlo pieno. La mancanza dei tifosi si sente tantissimo: sono una spinta in più per qualsiasi giocatore, spero di poterli rivedere allo Zac il prima possibile».


 

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