C'è un virus nel calcio italiano

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Daniele Rugani, Manolo Gabbiadini.

La lista è destinata ad allungarsi.

 

Sono i primi due calciatori di Serie A ad essere stati contagiati dal nuovo Coronavirus.

Il difensore era in panchina domenica sera, nel big match tra Juventus e Inter.

Ecco, Juventus-Inter. Non si poteva interrompere prima, c’era Juventus-Inter. Una partita così carica di destino, che alla fine potrebbe non aver significato un bel niente.

Gabbiadini, lo stesso giorno ma qualche ora prima, ha giocato 61 minuti in Verona-Sampdoria.

 

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La situazione generale non era migliore. Il rischio reale di contagio era indentico a quello odierno.

Cambiava la percezione. Ecco, lì intervengono le istituzioni, gli organi competenti, coloro che sono chiamati a prendere decisioni che riguardano una collettività.

Quest’ultima può affidarsi alla percezione. L’istituzione no.

 

Allora, per quanto oggi valga poco, forse nulla, si deve affermare con forza e assoluta chiarezza che gli organi che hanno scelto di mandare in campo dodici squadre tra domenica e lunedì sono stati irresponsabili, irrispettosi degli stessi calciatori, avventati nella migliore delle ipotesi, miopi. Quasi ciechi. Sicuramente strafottenti e non per svagatezza, ma peggio per interesse.

 

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Adesso passeremo diversi giorni a raccontarvi di tutti quei calciatori che sono stati contagiati e che a loro volta inconsapevolmente hanno trasmesso il maledetto virus a qualcun altro. E forse era inevitabile, ma senz’altro contenibile.

 

Una pacca sulla spalla della Lega Serie A, della FIGC, di ogni rappresentante che avrebbe dovuto decidere in un solo senso e invece ha voltato lo sguarda dall’altra parte.


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