Caro Franco ti scrivo

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Caro Franco ti scrivo, così mi rilasso un po'. 

 

Siamo tutti chiusi a casa, c'è chi riesce ancora a lavorare dalle proprie abitazioni e chi invece aspetta che questo nemico silenzioso venga annientato cercando di occupare il tempo. Io ad esempio mi riguardo le perle del passato rosanero nell'attesa che il pallone ritorni a rotolare nel verde prato del "Renzo Barbera".

 

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Certe immagini tuttavia non hai neanche bisogno di guardarle, rimangono semplicemente impresse nella mente e ritornano ogni qual volta si vede un pallone volare nel sette sotto la curva del "Barbera".

L'uscita sbagliata, un rimbalzo, la gamba che si distende e Gigi che guarda il pallone entrare in rete. Poi il nulla, solo un urlo liberatorio che probabilmente quella sera di febbraio avranno sentito in tutta la città accompagnato da quello di Guidolin, nell'iconica immagine del suo sfogo a pugno chiuso. 

 

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No, non c'è proprio bisogno di rivedere quelle immagini. E se proprio lo facciamo, è per far tornare quel brivido lungo la schiena che solo pochi giocatori riescono a dare. Tu, caro Franco, in quel lontano 2005 avevi ventisei anni e oggi diventano quarantuno. Le tue prodezze, da qualche mese, non si vedono più perché hai deciso di appendere le scarpette al chiodo ma la tua leggenda al "Renzo Barbera" resterà sempre racchiusa in quell'urlo che tutti noi, oggi, in questo momento difficile vorremmo fare.

 

Come tanti altri sfortunati festeggerai il tuo compleanno da solo, ma da solo non ci sarai mai perché quella sera sei entrato nel cuore di tutti gli amanti dei colori rosanero. 

Auguri, Ciccio Brienza. 


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