Zamparini, Ponte e le timide smentite

Zamparini, Ponte e le timide smentite

 

Dopo le informazioni dettagliate sulla trattativa tra Maurizio Zamparini ed Antonio Ponte, che nella giornata di ieri ForzaPalermo.it ha reso note in esclusiva, si rincorrono veloci le smentite.

Prassi ordinaria, dal momento che sul tavolo non c’è una trattativa messa in piedi per comprare il pesce al mercato. Si tratta di somme ingenti e di un progetto che, come vi abbiamo raccontato, è molto articolato e intende svilupparsi per gradi.

Antonio Ponte, che - forse è bene ricordarlo - ha fondato e presiede il fondo d’investimenti Raifin, lavora da mesi alla ricerca di soci investitori da portare dentro il Palermo per “riavviare” la macchina rosanero, sulla base di un nuovo piano gestionale del club e, soprattutto, sulla scorta di capitali da mettere in circolo con immediatezza.

La settimana scorsa il patron Zamparini ha annunciato la sopraggiunta necessità di finanziare la casse societarie tramite immissione di 15 milioni di euro.

Contingenza ribadita due giorni fa nel corso di un’intervista al Corriere dello Sport: l’ex presidente si è sfogato, perché «se non scucivo 12 milioni - ha detto Zamparini - dove finiva il giocattolo? E, se dovessi rimanere, ne serviranno altri 15. Chi li mette? Il sottoscritto».

E sulle trattative per “cedere” (virgolette d’obbligo) la società ha aggiunto: «Sono nella fase finale». Ovvero: si lavora sui dettagli, l’intesa c’è.

 

Ecco perché la corsia preferenziale di MZ è stata dedicata sempre all’imprenditore italo-svizzero, l’unico tra i pretendenti con una proposta complementare all’unica necessità del patron oggi: non la cessione della società «regalandola perché scompaia» - ipse dixit -, ma la disponibilità di nuovi fondi per risanare le finanze in sofferenza.

Delle due, l’una: o si chiude in fretta con nuovi investitori (o acquirenti), oppure quei 15 milioni vanno sottratti al patrimonio personale di Zamparini («Sto cedendo dei miei asset e questi soldi rientreranno nelle mie disponibilità»).

D’altronde, sin dalle prime dichiarazioni in merito è stato chiaro che il patron del Palermo non avesse rapporti diretti - a dirla tutta neanche privilegiati visto il tono di alcune risposte - con Raffaello Follieri, l’imprenditore pugliese interessato a rilevare il club rosanero, che ad oggi non ha ancora depositato le garanzie richieste.

 

E il punto è questo. Perché Zamparini non ha fissato il prezzo da pagare per comprare il Palermo, eludendo sì la domanda durante la sua ultima visita in città, ma con una risposta significativa: «Non c’è nessuna richiesta mia per il club; la richiesta è: chi vuole entrare oggi nel Palermo metta dentro dei soldi per il Palermo. Se io valuto il club 30, loro mettono dentro 30 e siamo al 50%. La valutazione? Non valuto il club, se in questo momento entrasse uno con 20 (milioni, ndr), andrebbero bene anche 20. L’importante è che mi porti dei programmi futuri per il club». Delineando una volontà un pelo diversa da quella di cedere tutte le quote societarie.

Insomma non proprio quella che si definisce “cessione”, operazione già complessa e resa ancora più difficile proprio da quei «programmi futuri», che per Zamparini rappresentano una conditio sine qua non e si chiamano stadio e centro sportivo. Un investimento che, soltanto per il nuovo impianto, richiede oltre 100 milioni di euro.


 

Smentita? Timida, se smentita si può definire.

Dopo le informazioni sull’intesa avvenuta con Ponte, Zamparini è intervenuto brevemente e con “diplomazia”. Ieri sera ha detto: «Non so nulla riguardo ai 50 milioni trovati da Ponte, ma ne sarei felice. Non c’è nessuna novità, stiamo lavorando». Stamattina, sul Giornale di Sicilia, conferma il summit avvenuto pochi giorni fa: «Ci siamo incontrati venerdì e stiamo passando al vaglio alcuni dati sull'operazione».

Un momento cruciale delle trattative con il numero uno di Raifin, quello di venerdì, per delineare la collaborazione nell’immediato e nel prossimo futuro: un’iniezione subitanea di liquidità, un investimento graduale sulle quote societarie, l’obiettivo sportivo e finanziario di raggiungere la Serie A per beneficiare degli ingenti ricavi che offre e quindi sviluppare una rinnovata gestione del Palermo.