Torna il Genio al Barbera, manifesto del Palermo che fu

Dici il nome Corini ed è già un simbolo di quello che il Palermo è stato, ma soprattutto di ciò che dovrebbe essere.

Torna il Genio al Barbera, manifesto del Palermo che fu

Il Genio fa il suo ritorno.

Sabato alle 15 il calcio d’inizio di Palermo-Novara, match che vedrà Eugenio Corini rientrare al “Barbera” dopo meno di un anno.

Uno stadio che non potrà mai cancellare dalla memoria i momenti in cui a calpestare il prato verde con la fascia al braccio e la rosanero addosso c’era proprio lui, Il Capitano della prima serie A dopo tre decenni, Il Genio dalla cui fantasia scaturiva la bellezza di questo sport.

 

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Eugenio Corini a Palermo non è stato semplicemente un giocatore, uno dei tanti campioni che hanno fatto tappa qui in attesa di altri più brillanti palcoscenici.

Quel numero 5 sulle spalle, l’andatura lenta ed elegante, il piede perfettamente calibrato, il carattere da vero leader che tanto silenzioso poi non era: il Genio Corini è stato qualcosa di più, un simbolo, un’icona, un modello.

 

Senti il nome Corini e riaffiorano alla mente sentimenti ormai persi, le gioie di chi sta in alto e, proprio per questo, quando cade si fa male; l’amore roboante del “Renzo Barbera”, il chiasso infernale che per diverso tempo ha saputo mettere in ginocchio le grandi corazzate della serie A.

Dici il nome Corini ed è già un manifesto di quello che il Palermo è stato, ma soprattutto di ciò che dovrebbe essere.

 

Ci ha provato anche lui a tenere in vita questi colori quando, seppur conscio delle difficoltà che avrebbe incontrato a livello tecnico e societario, ha accettato la panchina rosanero in un momento nerissimo. Con lo stesso senso di responsabilità, con lo stesso piglio da trascinatore che mostrava con costanza quando oltre ad insegnarlo, il calcio lo giocava.

E non a caso, sebbene il rendimento del Palermo non sia decollato, il "Renzo Barbera" stanco, privato della passione, depresso, con Corini in panchina era tornato a colorarsi di tifosi. Nella scorsa stagione, infatti, il tifo palermitano ha risposto presente quando il Genio, in conferenza stampa, ha pacatamente “chiamato alle armi” il popolo rosa: per Palermo-Chievo 21.232 spettatori, seconda affluenza dopo la gara contro la Juventus (27.039).

 

L’unico, Corini, ad essere riuscito nell’impresa di riportare i supporter allo stadio, chiedendo di separare di fatto le vicende societarie dalla squadra. I risultati stavano anche per arrivare, poi le solite incomprensioni tra tecnico e patron: a Palermo ci siamo abituati.

Ma, probabilmente, le dimissioni “forzate” di Corini hanno rappresentato il penultimo strappo tra società e tifoseria rosanero, prima del fallimento misterioso della trattativa per la cessione del club a Baccaglini.

La piazza, che in Corini aveva rivisto una flebile luce in lontananza dopo il buio pesto firmato De Zerbi, ha incassato l’ennesima amara delusione.

 

Adesso il Genio fa il suo ritorno portando con sé la propria idea di calcio al “Barbera”, lo stadio che più di tutti lo ha amato. Questa volta da avversario.