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Gli esclusi eccellenti: diamo
i numeri

Gli esclusi eccellenti: diamo i numeri



Scelte che non pagano. Né in termini di risultati, né in materia, delicata, di prestazione. Quelle che hanno portato il Palermo di Roberto Boscaglia ad abbandonare lentamente la zona play-off, scenario che in pochi avrebbero pronosticato ad inizio stagione.

 

Ci sono i titolarissimi, i giocatori che rappresentano le poche certezze nelle idee del tecnico, quelli che qualunque sia l’avversario, qualunque sia il modulo da affrontare, ogni domenica vanno in campo dall’inizio. E poi ci sono gli esclusi, talvolta eccellenti, che magari ai nastri di partenza partivano al centro del progetto ed oggi, dopo più di metà campionato, si ritrovano nella estrema periferia rosanero.

Elementi di spessore tecnico che hanno visto il campo con il contagocce e, per questo, oggi campeggiano sulla bandiera di quella frangia di tifosi che chiede a gran voce l’esonero dell’allenatore.

 

Sono tre, in particolare, le esclusioni rumorose che perplimono una buona parte della platea rosa: gente come Roberto Floriano, classe 1986, arrivato a Palermo a gennaio 2020 con in fronte, ben leggibile, l’etichetta di top player e non solo per l’ultimo tratto di Serie D. I tanti che avrebbero scommesso sulla costante presenza in campo dell’ex Bari sono rimasti delusi: 15 presenze per un totale di 571 minuti giocati, ossia in media 38 minuti per match. Dalla sfida casalinga contro la Casertana (lo scorso 13 dicembre) in poi, il numero 7 non è più partito dal 1’ minuto. Nelle ultime 8 uscite, Floriano ha giocato in media 8 minuti a partita.

 

E poi Malaury Martin: il primo degli esclusi a generare malumori. Titolare a Terni alla seconda giornata, e poi durante l’emergenza Covid, nel derby contro il Catania, a Castellammare di Stabia e contro la Paganese. Dopodiché soltanto panchina, ad eccezione di 3 minuti contro la Turris, 8 contro il Monopoli, 7 a Foggia, e i primi 45 contro la Cavese. Media di 17 minuti per match.

 

Infine Andrea Silipo, rinominato U’ Nicarieddu, in un audace parallelismo con il fu Picciriddu Paulo Dybala. La scorsa stagione due perle come biglietto da visita. In estate la trattativa con la Roma, per acquisire il cartellino del classe 2001 a titolo definitivo (seppur con diritto di riacquisto in favore dei capitolini). Insomma, tante speranze che nell’immaginario collettivo, fomentato dal numero 10 sulle spalle, sarebbe stato lui l’astro nascente protagonista della Serie C. E invece: titolare contro Monopoli e Viterbese, poi tanta panchina e sparute apparizioni sul finire di partita: in media, 21 minuti per match.


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