Nocerino: «Avrei chiuso la carriera a Palermo, avevo tutto»

Nocerino: «Avrei chiuso la carriera a Palermo, avevo tutto»

Parola ad Antonio Nocerino.

L'ex centrocampista rosanero, ai microfoni di Diretta Stadio in onda su Gold78, ha parlato del suo passato a Palermo e del suo addio a malincuore per passare al Milan, nonché della situazione attuale del club e dell'Italia di Mancini che si appresta a giocare gli Europei:

 

“Avevo un anno di contratto, non volevo andare via. Dopo la finale di Coppa Italia pensavamo tutti che, con due innesti importanti, potevamo divertirci e lottare per la Champions. L’unico che in quel momento aveva davvero richieste era Pastore e se lo meritava, nessuno di noi pensava di andare via. Avevo deciso di rimanere perché stavo benissimo, l’amore che ho per la gente e la città sono immensi ed è difficile lasciare un posto del genere. Avevo mia moglie incinta in procinto di partorire e avevo appena cambiato casa, avevo tutto calcisticamente e affettivamente. Il presidente invece, a me come altri voleva mandarci via e l’ultimo giorno mi hanno detto che non mi volevano più”.

 

LA SCELTA

“Avevo 25 anni ma se mi avessero detto di finire la carriera a Palermo avrei firmato subito. L’amore, l’affetto e l’emozione valgono più di ogni altra cosa ma dovevo decidere perché Zamparini a poco ci svendeva anche all'IKEA (ride,ndr), venne il Milan e ho deciso di andare ma non mi sono piaciuti affatto i modi. Dopo di me sono andati via tutti e sono rimasti in due-tre ma io e tanti altri non saremmo mai andati via. Forse eravamo troppo voluti bene dalla piazza e potevamo oscurare qualcuno, non mi so spiegare tutto quello che è successo. Con un difensore e un centrocampista dal mercato potevamo diventare come il Napoli, senza ombra di dubbio. Eravamo uomini prima che giocatori, abbiamo fatto un anno senza direttore sportivo e solo uomini possono sopperire alla mancanza di un direttore come Sabatini che è uno dei dirigenti migliori d’Italia”.

 

PALERMO OGGI

“Il progetto è partito purtroppo dalla Serie D, è stato bello vedere la gente allo stadio quando hanno vinto. La Serie C è partita un po' così, le aspettative erano molto alte ma il campionato all'inizio non è stato come tutti speravano. Piano piano le cose sono andate un po’ meglio, il progetto comunque è triennale e manca ancora un anno, bisogna vedere le idee e le strategie della società e dello staff tecnico per fare lo step successivo. Secondo me il Palermo ha giocatori interessanti e giovani molto buoni ma il campionato di Serie C è molto difficile”.

 

SAGRAMOLA

“C’è sempre stato un rapporto di grande rispetto ma il mio riferimento calcistico è sempre stato il direttore sportivo, prima Foschi e poi Sabatini. Con il suo lavoro è stato anche lui artefice di quei tre anni importanti ma il mio riferimento in società a livello tecnico è sempre stato, dopo il mister, il direttore sportivo”.

 

RITIRO

“Quando il Palermo l'anno scorso è ripartito dalla D c’è stata la possibilità di tornare in rosanero, Castagnini mi ha chiamato ma mentalmente dopo l'esperienza a Benevento non ce la facevo più. Fisicamente stavo benissimo ma la testa diceva basta, in quel caso devi avere la forza di smettere”.

 

IBRAHIMOVIC

“Calcisticamente è un mostro, quando fisicamente e mentalmente stai bene è molto più facile. Superati i trenta è importante l’aspetto mentale, inizi a vedere l’aspetto umano delle squadre e le persone con le quali vai a lavorare. L’età è un numero e lo sta dimostrando, al Milan è voluto bene da tutti e ha qualità fisiche e tecniche spaventose”.

 

STARE BENE MENTALMENTE

“Io sono stato onorato di vestire la maglia del Milan ma non nascondo che se a Palermo mi avessero chiesto di rinnovare l’avrei fatto subito. Quando parlo di stare bene in un posto non metto solo il lato calcistico, faccio fatica a stare come sono stato a Palermo. A casa c’era una serenità incredibile, mia moglie e mio figlio stavano benissimo e quando hai queste cose fai fatica a lasciarle. Lasciare Palermo è stata durissima, con il Milan però ho fatto uno step importante per la carriera. A Torino ad esempio mentalmente non stavo bene, ho perso entrambi i miei genitori insieme e mentalmente ero a terra ma a Parma sono stato talmente bene che mi ha aiutato a superare quel momento terribile”.

 

DELIO ROSSI

“Mister Delio Rossi è l’allenatore-papà che ti fa esprimere ad altissimi livelli, ti insegna tanto e avevamo un rapporto bellissimo. Quando è stato esonerato nello spogliatoio abbiamo pianto. Ho un ricordo splendido di lui, per me è stato tutto e ho avuto allenatori che allenano, uomini di calcio come Ranieri, Iachini e Zeman. Poi a livello umano è un uomo eccezionale, era sempre serio ma quando c’era da divertirsi si divertiva un sacco. Quando facevamo rifinitura la mattina ci prendeva in giro e faceva battutine, serviva a sdrammatizzare e prima di una partita ci serviva tantissimo. Per me è stato l’allenatore numero uno in assoluto, ci ha trasmesso appartenenza e ci faceva capire per quale maglia giocavamo, cosa rappresentava Palermo”.

 

COMPAGNI DI SQUADRA

“A livello di carriera speravo tanto in Abel Hernandez, speravo che potesse giocare per squadre importanti. Era un buono, un ragazzo che però andava aiutato e la fortuna per giovani come loro era far parte di un gruppo come il nostro, ci siamo dati tanto a vicenda. Mi sento ancora con Pastore, per me ha fatto una carriera incredibile e ha un talento enorme. A livello di compagni poi avevo un rapporto bellissimo con tutti, abbiamo strutturato quel gruppo sul rispetto e sulla serietà, sull’andare tutti nella stessa direzione ed era un gruppo speciale per questo”.

 

ITALIA E EUROPEI 2021

“Mi piace tantissimo l’Italia di Mancini, ci ha riportati dove meritiamo togliendo l’imbarazzo degli anni passati e ridando credibilità alla Nazionale. Ora ci rispettano, facciamo paura e questa è una grandissima base. Sull’aspetto calcistico l’Italia gioca un bel calcio, si divertono e hanno un grande gruppo. E’ una fortuna avere un allenatore del calibro di Mancini in nazionale. La mia Italia viveva tanto sulla giocata del singolo, non giocavamo bene come giocano adesso, speravamo sempre nella giocata di Cassano, Balotelli o Di Natale. Mancini fa giocare tanti giocatori e una competizione come l’Europeo è importantissimo cambiare, altrimenti se arrivi in fondo ci arrivi stanco”.

 

FINALE CON L’INTER

“Mi sarebbe piaciuto giocarla con Bovo in campo perché Cesare per noi era importante, faceva partire l’azione e con lui giocavamo meglio. Avrei voluto giocarla al completo, con tutti in campo forse ci saremmo divertiti di più”.    


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