Zamparini a FP: «Se non arrivano i soldi ci sono io»

La prima parte dell'intervista in esclusiva all'ex presidente del Palermo.

Zamparini a FP: «Se non arrivano i soldi ci sono io»

Con il comunicato diramato il 20 giugno sul sito ufficiale del club, Maurizio Zamparini e Paul Baccaglini hanno annunciato la conclusione delle trattative per il passaggio di proprietà del Palermo calcio: accordo ratificato, entro il 30 giugno il trasferimento di denaro e l’ufficiale fumata bianca che consegnerà il Palermo alla YW&F Global Limited.

 

Il closing è ormai in dirittura d’arrivo. Chi è già arrivato, invece, è il nuovo allenatore, Bruno Tedino, accompagnato da Fabio Lupo, il direttore sportivo scelto da Zamparini.

Contrariamente a quanto riferito oggi da alcune testate, l’incontro tra l’ex presidente, Baccaglini, Tedino e Lupo è avvenuto ieri, come conferma lo stesso Zamparini ai nostri microfoni: «Stiamo lavorando già da qualche giorno. Ieri è venuto Baccaglini che ha preso visione tecnica della squadra, ha conosciuto meglio Tedino che per me sarà il miglior allenatore degli ultimi vent’anni miei. E naturalmente lui sta costruendo la squadra con Lupo, ascoltando le esigenze che Tedino può avere».

 

Ci sono già dei nomi in agenda?

«No, me li devono fare. Per adesso ci sono solo le uscite. Tedino ha detto che alcuni giocatori come Andelkovic, Gazzi, Diamanti, pur volendogli molto bene, non hanno più il passo per fare una serie B come l'hanno fatta con Guidolin. Io ho preso Lupo perché era molto in sintonia con Tedino».

 

 

La strategia per risalire in Serie A prevede una campagna acquisti di livello?

«Ci sono già dei calciatori in rosa titolari. Servono delle seconde linee importanti. Con Baccaglini abbiamo parlato del budget da mettere a disposizione. Ad oggi non sono arrivati i soldi, ma penso che arriveranno nel giro di dieci giorni. Ma se non arrivassero loro, ci sarei io».

 

Ma l’accordo è stato ratificato.

«L’accordo è stato ratificato, ma lei sa che se ratifica il contratto per l’acquisto di un appartamento, se ad un certo momento l’appartamento non viene pagato, l’accordo non serve a un cazzo. Sono stati ratificati i nostri bilanci, i nostri dati economici, che sono stati accettati dalla banca. Adesso aspettiamo che la banca liberi i fondi, non per il Palermo, ma a loro per comprare il Palermo. Ma non abbiamo parlato di questo, abbiamo parlato solo della questione tecnica, perché i soci inglesi non sono stupidi, mi hanno detto: Zamparini, tu anche se vuoi star fuori, ti devi interessare per creare il team, data la tua esperienza. E siccome a Paul voglio bene come se fosse un figlio, penso che lui possa essere la mia continuazione. Mi fa male sentire quando dicono che Baccaglini è un mio rappresentante. Sono solo cattiverie».

 

Così sembrerebbe che il closing sia ancora in dubbio.

«Se c’è il dubbio fa più male a me che a voi. Io me ne voglio uscire, soprattutto per la mia età. Lo sto dicendo da due anni. Non è la questione economica ad interessarmi, il Palermo è un’azienda sanissima. È una questione dirigenziale. Per adesso mi metto a disposizione per trovare i Tedino, i Lupo, i Francavilla, per mettere un team a disposizione loro che non vengono dal calcio. E ho messo a disposizione la mia consulenza ogni qual volta mi venga richiesta».

 

Per essere chiari: lei fino al 30 giugno si occuperà a pieno titolo del Palermo; dal primo luglio in poi ci penserà Baccaglini con la sua consulenza. Corretto?

«Sicuramente, ma già adesso ci pensa Baccaglini con la mia consulenza. Lui è il presidente e io sono un suo consulente, soltanto che nel consiglio d’amministrazione ho ancora un peso notevole per quanto concerne le firme, ma io non faccio niente senza la condivisione di Baccaglini. Lo considero come un figlio, perché lui di calcio deve ancora imparare moltissimo. Ieri, per esempio, abbiamo messo sotto esame Lupo su diverse operazioni. Io mi metto a disposizione perché la mia esperienza conta molto. Io mollo per l’età, non perché voglio andare via da Palermo. Non è che mi fan paura quei quattro dei centri sociali che vanno a dire solo insulti».

 

Presidente, però alla manifestazione di ieri non c’erano soltanto i centri sociali. Le curve unite dopo tanto tempo, tante persone comuni, tifosi del Palermo, bambini, mamme, vecchi supporter rosanero.

«Quando vengono trascinati per una roba del genere, va così. Però cinquecento non sono una città grande come Palermo. Io vengo a Palermo sempre e la gente mi vuole bene. Quelli di ieri sono la malattia dell’Italia, sono la malattia dei social network. Una malattia che noi abbiamo sofferto anche a livello politico, che per fortuna sta passando. Dobbiamo trasformare il calcio e avvicinarci al modello inglese. Ogni anno in Serie A retrocedono tre squadre e non sono accettabili drammi come quelli che son successi a Pescara, o gli insulti di Palermo. Non è giusto».

 

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