UNA PROMESSA MANTENUTA

Vasari: «Un meraviglioso gol
inutile dedicato a mio padre»





Il protagonista di oggi della nostra rubrica è Gaetano Vasari, certamente uno tra giocatori più amati dai tifosi rosanero. Soprannominato Topolino o Speedy per le sue caratteristiche tecniche, abile e veloce sulla fascia destra,

ha giocato nel Palermo in due periodi diversi, collezionando complessivamente 94 presenze e 17 reti, dando sempre un esempio di attaccamento e amore per una maglia che ancora oggi si sente cucita addosso.

 

 Nato a Palermo il 9 Gennaio 1970, Tanino inizia a giocare a calcio praticamente subito. Il primo a credere nelle sue qualità è stato il padre Ferdinando.

 

Nel 1985 viene notato dal talent scout Andrea Brancato che lo porta nel Cagliari, da lì un lungo girovagare in squadre minori della provincia, come Jatina e Partinicoaudace.

 

La svolta della sua carriera avviene nel 1993 per merito di Ignazio Arcoleo che, alla guida del Trapani, lo nota in un'amichevole con i neroverdi di Partinico e ne resta incantato, tanto da volerlo in granata nella stagione successiva dove contribuisce alla vittoria del campionato di C/2.

 

L'allenatore palermitano non si dimentica di lui neanche quando viene chiamato dal Presidente Ferrara all'inizio della stagione 1995/96, il tecnico palermitano s'impegna in prima persona nella trattativa con l'allora presidente del Trapani Bulgarella per portarlo in rosanero.Tutto va a buon fine e Vasari corona il suo sogno: vestire la maglia della sua città.

 

L'esordio è indimenticabile per il picciotto del borgo vecchio: il 31 Agosto 1995 è di scena alla Favorita il Parma di Nevio Scala per una gara dei sedicesimi di coppa Italia.

La squadra emiliana, che tra le sue fila oltre al pallone d'oro Stoichov, aveva giocatori del calibro di Apolloni, Crippa, Benarrivo, Inzaghi e il giovanissimo Buffon in panchina.

 

Vasari realizza due gol bellissimi facendo ammattire per tutta la gara i pluridecorati difensori emiliani, che ancora lo stanno cercando.
Quella stagione un meraviglioso Palermo denominato dei Picciotti,  per il gran numero di giocatori del capoluogo presenti in squadra, sfiorò la serie A.

 

La stagione successiva in rosanero di Tanino fu determinata da due fattori decisivi: la squadra non era competitiva, ma sopratutto le prestazioni furono condizionate dalla grave malattia e poi scomparsa del padre Ferdinando.

 

Dopo aver conosciuto la serie A, per merito del tecnico Giampiero Ventura che lo volle a Cagliari, e aver militato nella massima serie con le maglie di Sampdoria e Lecce, nella stagione 2003/04 torna in rosanero, proveniente del Cesena, con un contratto a gettone, rinunciando ad un ingaggio di 500 mila euro con la squadra romagnola solo per mantenere una promessa che aveva fatto al padre: quella di portare il Palermo in serie A.

 

Riesce nell'impresa partecipando alla storica promozione, segnando la sua unica rete nell'ultima partita della stagione contro il Bari, il 12 Giugno 2004, terminata con il risultato di 3-0 entrando a partita in corso. Il cerchio per lui si era chiuso con una particolare esultanza, dopo il gol, mostrando fiero sotto la maglia rosa quella con la foto e dedica al papà.

 


La scelta della “Partita del Cuore” in rosanero di Tanino Vasari, ovviamente, è proprio quella con i pugliesi.

«Effettivamente nelle statistiche quel gol con il Bari risulta inutile – ha esordito Vasari ai microfoni di Forzapalermo.it – ma per il sottoscritto ha un valore indescrivibile per ciò che rappresenta. Il mio sigillo nella stagione che riportava il Palermo in serie A dopo 30 anni, mantenendo la promessa che avevo fatto a mio padre.

Io credevo di giocarla dall'inizio quella gara, avevamo festeggiato la promozione due giornate prima contro la Triestina, per cui l'unico motivato ero io ma, non so per quale motivo, mister Guidolin mi mise in panchina e ci rimasi un po' male.

Fu il direttore sportivo Rino Foschi – ha confessato ridendo l'ex tornante rosanero – a farmi entrare, mi vide che stavo in un angolo con la faccia un po' triste e che l'allenatore veneto non si decideva, mi fece un segnale e chiamò la sostituzione.

Avevo meno di trenta minuti per realizzare il mio sogno, ricordo che ce la misi tutta per cercare di fare gol e, a un minuto dalla fine, riuscii nell'impresa personale.

È stata un'emozione grande sentire il boato del Barbera, anche i tifosi sapevano quanto ci tenevo e ricordo ancora oggi con grande emozione, quando a fine gara i miei compagni mi portarono in trionfo sotto la curva nord.

Sapevo che in quel momento mio padre mi stava guardando contento da lassù, ed io ero contento di averlo fatto felice. Avevo fatto preparare in settimana la maglia con la sua foto – ha confessato commosso Vasari – convinto che avrei giocato, anche perché sapevo che quella sarebbe stata l'ultima gara con la maglia del Palermo.

Pensavo di giocare di più quell'anno – continua l'ex attaccante rosa – ciò avvenne sin quando in panchina ci fu Baldini. Il tecnico toscano, oltre a essere un allenatore competente, era una persona vera, non guardava i nomi dei giocatori ma chi s'impegnava seriamente e dava l'anima in settimana durante gli allenamenti. Evidentemente venivo scelto perché ero uno di quelli.

Dopo l'arrivo di Guidolin le cose inspiegabilmente cambiarono, però alla fine posso dire che avendo collezionato 25 presenze penso di aver dato ugualmente il mio contributo.

Quella era una squadra perfettamente attrezzata per andare in A perché c'erano giocatori di categoria superiore; poi a gennaio venne ulteriormente rinforzata con l'arrivo dei fratelli Filippini, Biava e Grosso, ma io credo – ha concluso – che ce l'avremmo fatta ugualmente anche se fossimo rimasti quelli d'inizio stagione».





1 commento

  1. Stefano 79 giorni fa

    Bellissimi ricordi di un Palermo lontano da quello di oggi

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