Un viaggio rosanero
in un pullman da sogno

Un viaggio rosanero in un pullman da sogno



 

Stanotte ho fatto un sogno strano.

 

Mi trovo su un pullman. Un macinino d’altri tempi, polvere ovunque, che l’ultimo viaggio l’avrà fatto almeno una quindicina di anni fa; sembra comunque in partenza, da una stazione che presto capisco essere quella di Palermo. Non sono solo a bordo, ci sono diversi posti occupati. Provo così a cercare qualche viso familiare e mi pare di riconoscerne uno. Stento a crederci. Ѐ Balogh. – Il solito incubo – penso. L’obelisco ungherese, intento ad appiccicare al finestrino una figurina di Matusiak, è ad ogni modo in buona compagnia: c’è Gonzalez che si fa un sonnellino, c’è Struna che racconta della sua gita a Carpi a Makienok, al cui fianco siede la compagna affaccendata nel fare gestacci ai passanti dal finestrino, c’è Jajalo che non si sa che fa, c’è Rajkovic disteso all’ultima fila, dolorante per essersi fatto male salendo, e c’è pure Arteaga che corre male su e giù per il corridoio, ed altri ancora. Più avanti, indistinguibili, Miccichè e Curkovic discutono del nuovo talento tredicenne di origine indo-irachena. L’autista è invece un uomo ormai attempato, capelli grigi, che avrà poco meno di ottant’anni ma ne dimostra il doppio; in piedi, urla nel tentativo di attirare l’attenzione, vorrebbe fare l’appello prima di partire ma legge da un foglio sbagliato: non c’è nessun “Bilica”, nessun “Conteh”, né “Maniero” né “Morrone” su questo pullman. Appena sopra di lui campeggia l’eloquente scritta “Dare la mancia al conducente” in luogo del più comune divieto di conversazione. Non lo ascolta davvero nessuno, così decide ugualmente di partire. Il mezzo però non da segni di vita: proprio non vuole saperne di andare. E mentre Curkovic già promette di risolvere la situazione contattando un vecchio amico panettiere di Spalato, da poco reinventatosi meccanico, accade proprio quello che non ti aspetti. Chi alla stazione ha assistito alla scena, non rimane a guardare ma decide di darsi da fare e tutti si prodigano per spingere il pullman. Ma proprio tutti. Palermo unita si mobilita, con la gente che accorre da ogni quartiere e da ogni dove per riuscire nell’eroica impresa. E tra due ali di folla alla fine il pullman parte, e si allontana sempre più mentre il popolo alla stazione si abbandona a urla di gioia e intona inni alla città.

Ma era proprio necessario svegliarmi?

 

di Diego Francaviglia






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