Tedino: «Mi ispiravo a Gianni Rivera. Mi piace la solitudine»
Il tecnico rosanero si racconta in una lunga intervista. Qui la prima parte.
Bruno Tedino è pronto per cominciare il girone di ritorno, si inizia sabato alle 18:00 contro lo Spezia al "Picco". Nel frattempo, il tecnico rosanero, si è potuto raccontare nel corso di un'intervista rilasciata al programma di Trm, Casa Minutella. Tra gli argomenti trattati il sostegno del pubblico, il passato da calciatore di Tedino e la sua visione del calcio:
«Andare allo stadio non è solo tifare, ma è il muoversi di un popolo - ha dichiarato Tedino a Casa Minutella -. E' chiaro che una spinta notevole da parte di questo pubblico ci potrà dare una grande mano. La mia vita da calciatore? Ero un giocatore di qualità e fantasia. Come Coronado? No, non ci sono paragoni. Poi ho subito un infortunio grave e non valeva la pena neanche di perder tempo. Ai tempi mi ispiravo a Gianni Rivera, aveva una comprensione del gioco inimitabile.
Cosa potevo fare oltre l'allenatore? Mi era sempre incuriosito il mestiere del metronotte, un lavoro molto sereno e solitario. In fondo l'allenatore è un uomo solo, soprattutto quando le cose vanno male, si ricevo molti attacchi. Io ho la fortuna di lavorare insieme con lo staff medico, con la stampa e con la dirigenza e tutti insieme facciamo gruppo. Ho fatto ragioneria, dopo che avevo fatto il calciatore aveva provato di fare l'impiegato ed è naufragato subito. Nella squadra dove giocavo, in Serie D, mi avevano offerto di allenare i ragazzini, dissi di no, ma poi ascoltando un amico ci ho provato e la cosa mi è piaciuta sempre di più».
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A portare il tecnico veneto a guidare una squadra come il Palermo anche la sua visione del calcio, fatta di rispetto reciproco e di principi sani: «Il linguaggio del calcio dovrebbe essere il gioco, più che i numeri, il sistema di gioco la cosa importante sono i principi in entrambe le fasi. A Palermo tanti stranieri? Ho la fortuna di avere un gruppo dove l'italiano lo capiscono tutti. Cosa insegna lo spogliatoio? L'educazione sportiva, è normale ridere e farsi gli scherzi, ma la cosa importante è lo stare insieme: il rispetto degli orari, delle regole e del rispetto reciproco. Non credo agli spogliatoi rigidi, ma credo nella responsabilizzazione. Certe volte mi dicono che sono un rompi scatole, ogni tanto qualcuno sbuffa».
Redazione