Stadio vuoto: le ragioni di chi non entra

Il Barbera è un deserto: le interviste che spiegano il perché

Stadio vuoto: le ragioni di chi non entra

Due vittorie consecutive, primato in classifica e record negativo di affluenza in serie B (nell'era Zamparini) al Renzo Barbera raggiunto. Solo 4.963 spettatori, di cui 2063 abbonati, per Palermo – Virtus Entella, numeri davvero impietosi, destinati probabilmente a mantenersi tali per chissà quanto tempo ancora.

Una protesta ad oltranza verso la Società che continua a tenere lontano i tifosi rosanero dal loro stadio e che non accenna a diminuire nonostante le vittorie, nonostante la classifica e nonostante i ripetuti appelli dei giocatori che ben conoscono quella marcia in più che può dare alla squadra una tifoseria calda ed appassionata come quella palermitana. Segno evidente di un malessere che va sicuramente oltre il risultato sportivo, come la protesta messa in atto dal gruppo ultrà della Curva Nord12, che pur avendo scelto di rimanere fuori durante le partite casalinghe, non abbandona mai la squadra nelle sue trasferte lontano dal Barbera:

 

«Quando dicono che è un peccato vedere lo stadio vuoto dicono il vero – dichiara un rappresentante della Curva Nord12 – ed è un peccato pure per noi, che soffriamo a stare fuori. Se da un lato esultiamo che entra poco gente, perché questa è la nostra battaglia, dall’altra vedere la nostra casa ridotta così ci fa rabbia. Lo scorso anno avevamo deciso di seguire il Palermo anche in trasferta, di aiutare la squadra non contestando e dimostrando solo il nostro amore. La rottura è avvenuta perché se noi diamo il cuore, soldi, leviamo tempo alle nostre famiglie per la causa e poi vediamo che la nostra società, che deve tutelare i nostri colori, rema contro quella che è la nostra passione, non si può accettare più. Ci siamo sentiti traditi a gennaio, se si è in difficoltà e si promette un mercato di riparazione all’altezza ed invece poi si indebolisce la rosa cedendo per pochi soldi due giocatori di prospettiva senza sostituirli in maniera adeguata diventa evidente che si vuole retrocedere. Noi non remiamo contro il Palermo, non potremo mai farlo. Non entriamo al Barbera per far comprendere a Zamparini che la città si è stancata delle sue chiacchiere, ma siamo comunque vicini alla squadra, siamo presenti in tutte le trasferte con enormi sacrifici economici, togliendo tempo ai nostri familiari e per dimostrare quanto noi amiamo questa maglia. Facciamo parecchi chilometri per il Palermo e non entrare al Barbera per noi è una grande sofferenza, un grande atto d’amore».

 

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A desertificare il Barbera, anche il mancato rinnovo dell’abbonamento da parte di storici fedelissimi, anche se molto spesso i motivi non sono legati alla protesta.

Per Vincenzo Lo Monaco, il mancato rinnovo del suo abbonamento è strettamente legato alla sua professione:  

«Ero abbonato ma non posso più andare perché il sabato lavoro. Non condivido la protesta, anzi elogio Zamparini perché lo guardo sotto il punto di vista professionale e lo ammiro. Mi auguro invece che non venga mai meno la sua presenza in società. Non mi sento affatto deluso, negli anni ci ha fatto sognare e non è assolutamente paragonabile ai presidenti che abbiamo avuto. Dal mio punto di vista lui è venuto a Palermo per lavorare, voleva fare lo stadio ed il centro sportivo e ritengo che la politica abbia delle responsabilità. Gli auguro una buona continuazione e che ci possa far rivivere i nostri anni migliori. Non so se cederà, ma si dice che è sempre meglio il cattivo conosciuto che il buono a conoscersi».

 

Di parere diametralmente opposto Tatiana Palazzolo di "Tifosi rosanero riuniti", che ha deciso di non abbonarsi fino a quando la società non sarà ceduta: 

«Fino a quando Zamparini sarà presente in società noi non ci abboneremo più  –  ha dichiarato - la sua mancanza di equilibrio è stata per noi il punto di non ritorno. E’ vero che nel passato ha portato in alto il nome del Palermo, ma non si vive di soli ricordi. Negli ultimi anni non ha amministrato bene le risorse economiche ed è stato un continuo andare indietro. Lui deve capire che i tifosi non lo vogliono più, non ha ucciso la nostra passione, quella non morirà mai, ma ha calpestato i nostri sentimenti ed il nostro entusiasmo. Non abbiamo nulla contro la squadra, ma gli appelli sono inutili fino a quando le cose in società non cambieranno».

 

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Identica decisione per Andrea Drago, componente del gruppo “Oltre la categoria”, che annovera fra le sue fila tantissimi tifosi abbonati dai tempi della serie C2:

«Il motivo per il quale quest’anno non ci siamo abbonati – racconta Andrea Drago – è che non vogliamo continuare a sovvenzionare questa società, è l’unica maniera civile che abbiamo per protestare e per far sì che Zamparini possa allontanarsi da questo giocattolo e capire che noi non siamo più con lui. Tutto è iniziato sei anni fa, dopo la finale di coppa Italia, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la seconda retrocessione perché ci ha fatto capire che con questa persona non c’è un futuro per il nostro Palermo e per i nostri colori. Poteva intervenire benissimo a gennaio per salvare la squadra e non ha fatto nulla. Siamo consapevoli che questa protesta potrebbe durare per molto tempo ancora, non sappiamo nulla su ipotetiche cessioni, ma anche a costo di penalizzare la squadra che sta facendo bene, Tedino motiva come si deve i ragazzi che stanno dando il meglio di loro stessi, noi non possiamo ritornare, chissà che cosa Zamparini capirebbe. Vorrei sottolineare che non sono le giovani leve a protestare, ma i vecchi abbonati di lungo corso. Sono 15 anni che lui è qui ed è innegabile che ha fatto nove anni alla grande ma gli ultimi sei anni sono stati davvero disastrosi. Stare fuori per noi è terribile, io stesso sono tentato ad andare, ma per rispetto del nostro gruppo e delle nostre idee, faccio un passo indietro. Ci pesa moltissimo, soffriamo  tanto perché l’amore per i nostri colori è immenso. Siamo convinti che con uno stadio pieno questi ragazzi darebbero molto di più. La mia unica speranza è che ci sia un passaggio, solo così noi ritorneremo in massa».

 

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