L'INTERVISTA

Sorrentino fa 40: «Età solo un
numero, con Miccoli rosicavo»

Sorrentino fa 40: «Età solo un numero, con Miccoli rosicavo»



Stefano Sorrentino è senza dubbio uno degli ultimi capitani del Palermo ad aver lasciato un segno importante nel cuore dei tifosi. L'estremo difensore, arrivato in rosanero dal Chievo, ha lasciato un bellissimo ricordo nella sua permanenza in Sicilia e adesso difende la porta proprio nella squadra clivense, ad un passo dalla retrocessione in Serie B. L'ex capitano rosanero oggi festeggia i suoi 40 anni con la passione e l'energia di un ragazzino, vivendo una seconda giovinezza e senza la benché minima voglia di smettere. In una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Sorrentino ha raccontato degli aneddoti della sua lunga carriera e lancia qualche ipotesi sul futuro: 

 

«L’età è solo un numero su un documento, il motore di tutto è la testa: se regge quella, il fisico la segue. Quagliarella lo conosco, ci ho giocato insieme e da avversario mi ha fatto tanti gol, e quello che sta facendo solo a pensarci mi emoziono. Un mito, come Federer: passano gli anni e restano ad alti livelli. Per me ci sono tante partite, e la testa è ancora quella dell’inizio. Mi emoziono per una parata e mi incazzo per una sconfitta… sono ancora incazzato per la partitella persa in allenamento mezz’ora fa. Ma non mi piace guardarmi indietro, lo farò il giorno in cui smetterò. Ballotta in A a 44 anni? Bravo lui, io continuo. Tempo fa dicevo che volevo arrivare a 40 anni in A e ce l’ho fatta, il prossimo obiettivo sono le 400 partite in massima serie e non me ne mancano tante. Se le supero, magari andrò anche a prendere Ballotta…».

 

L'ESORDIO

«Ha presente il vinci-campione, quel concorso delle merendine che ti faceva passare un giorno col tuo giocatore preferito? Ecco, fu come averlo vinto. La mattina appuntamento a colazione alle 8.30, alle 8 ero già ad aspettare. Salgo sul pullman e sto in piedi, mai avrei voluto occupare il posto di un big. Poi Peruzzi, che conoscevo perché lo allenava mio padre, fa: “Che fai? Vieni qua”. Uguale a tavola: arrivo primo, poi aspetto col piatto in mano un cenno di Angelo. Alla fine giocò lui infortunato, ero il primo cambio. Ma da qual- che parte ho una foto di quella panchina: siamo io, Davids, Inzaghi, Zidane…».

 

PALERMO

«Io mi lavo i denti sotto la doccia, e con Lafferty a Palermo compravo uno spazzolino al giorno. Appena lo mollavo lo prendeva e o se li lavava lui, o ci palleggiava, o se lo passava addosso. Un attaccante che mi ha fatto penare? Rosicavo un sacco con Miccoli, non gli ho mai parato un rigore. Ora invece c’è El Shaarawy che mi fa sempre gol. Gliel’ho detto qualche settimana fa, ci siamo fatti una risata».

 

FUTURO

«Alla mia età la continuità tiene attivi, un ruolo alla Buffon potrebbe “spegnermi”. Quando smetto mi vedo dirigente o commentatore tv. L’allenatore no, troppo stress: devi gestire 30 teste, già faccio fatica con 4 figlie. La mia futura moglie è celiaca come la mia ultima figlia, come loro mangio senza glutine e sto attento all’alimentazione. Però una volta a settimana mangio fuori e mangio: vino, dolce, tutto. A fine anno vedremo cosa sarà meglio per tutti. Vedremo anche la categoria: finché l’aritmetica non ci condanna io ci credo. Il mio futuro ora è la partita col Cagliari».






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