Serie A semiseria:
nasce «Parola di Scibona»

Serie A semiseria: nasce «Parola di Scibona»



Tanti fronti aperti con molte squadre ancora in lizza per degli obiettivi e (quasi) nessuna compagine pienamente al sicuro: non sarà certo bel calcio, ma la Serie A di quest’anno ha il merito di essere un bel campionato, vivace e acceso come non si vedeva da tempo.


La prima sorpresa di una giornata intensa la regala la Fiorentina, che batte una Roma ancora intontita dall’ingiusta batosta contro il Barcellona, vincendo 2-0 e conquistando il sesto successo consecutivo e il settimo posto che ad oggi varrebbe (vista la finale di Coppa Italia tra Juventus e Milan) una insperata qualificazione in Europa League. In questo momento i viola, che nel cuore portano il dolore per la morte del capitano e la responsabilità morale di onorarne la memoria, sembrano avere veramente una marcia in più rispetto alla concorrenza: mantenendo questo spirito possono arrivare veramente lontano.



Chissà quante volte Walter Mazzarri avrà pensato al momento in cui si sarebbe ritrovato di fronte la squadra nerazzurra, sognando di batterla per prendersi la sua rivincita contro un ambiente che, a torto o ragione, non lo ha mai amato. A quattro anni di distanza da quell’Inter-Verona 2-2 pareggiato per colpa della pioggia e costatogli l’esonero, quel momento è arrivato. Il suo Torino non ha fatto nulla al netto di un contropiede loffio ma questo è bastato: l’Inter ha giocato a Porta Romana per 90 minuti ma anche quando non ci ha potuto l’insuperabile Sirigu, l’ha presa comunque N’Koulou (la palla chiaramente). E alla fine l’allenatore livornese ha consumato la sua vendetta, come “Il corvo” del compianto Brandon Lee: non può piovere per sempre.



In tutto questo, la Lazio ringrazia e si riporta in zona CL battendo una Udinese in caduta libera, arrivata all’ottavo k.o. consecutivo.

Dopo la striscia positiva seguita al suo arrivo, Oddo era stato dipinto da tutti come un ineffabile fenomeno della panchina e lo stesso discorso è ancor più applicabile ad un altro ex campione del mondo, quel Gattuso il cui Milan (lo stesso preso a pallate in casa dall’Arsenal che in Inghilterra non fa paura più a nessuno) era seriamente candidato per la zona Champions. Ora, nessuno mette in dubbio che sono giovani e (forse) si faranno, ma confondere la fortuna con il talento è un errore tipicamente italiano.



A sud della classifica nessuno può dirsi salvo e nessuno può dirsi escluso a parte il Benevento. Questa giornata ci regala una S.P.A.L. bella a metà contro l’Atalanta; un Crotone chirurgico nel portare via i 3 punti ad un Bologna scialbo; un Sassuolo che si conferma grande con le grandi (sempre se il Milan si possa considerar tale) e piccolo contro le piccole, più una Verona a due facce: piange il Chievo che crolla nel finale a Napoli, sorride l’Hellas che piega di rigore nello scontro diretto un Cagliari ad immagine e somiglianza del suo tecnico, ovvero sbiadito e malinconico.

 

In tutto questo, Bologna, Genoa e Udinese nemmeno troppo distanti dal baratro, prossima settimana affronteranno rispettivamente Hellas Verona, Crotone e Cagliari per la serie “Aggiungi un posto a tavola che c’è un nemico in più”.



Dopo il “Meglio Cardiff che mai” preso a domicilio martedì scorso, la Juventus è tornata a fare la Juventus, anche se ha avuto bisogno di un tempo e mezzo per regolare un Benevento cui non è bastato Diabatè, uno che nonostante giochi meno di Rivaldo ai tempi del Milan, ha segnato 5 gol in 5 partite: se i giallorossi sono ormai prossimi all’ “E’ stato un onore suonare per voi stanotte” un motivo ci sarà.

La risposta del Napoli è arrivata ieri pomeriggio in una partita al cardiopalma contro il Chievo. I partenopei sono stati freddi come i meccanici della Haas al cambio gomme ed emotivi come una quindicenne depressa per amore che ascolta a palla Avril Lavigne: il fatto che a sovvertire un destino infrantosi spesso nelle mani ferree di Sorrentino siano stati il redivivo Milik ed un Diawara, in campo solo per l’assenza di Jorginho, è il segnale emblematico che a questo Napoli per continuare a lottare serva qualcosa di diverso rispetto a quello spartito a tratti spettacolare ma il cui suono ultimamente è risultato stonato.

 






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