IL COMMENTO

Due indizi fanno una prova:
Palermo, è crisi

Se due indizi fanno una prova: Palermo, è crisi



Dopo le sconfitte contro Novara e Cittadella erano seguite due vittorie convincenti contro Carpi ed Avellino: questa sera a dieci giorni dal tonfo in terra toscana è arrivata una nuova battuta d’arresto contro il Foggia. L’ennesima, per quanto certamente non necessaria, conferma di quanto sia universale l’applicazione del terzo principio della dinamica. Purtroppo per il Palermo dopo due reazioni contrarie è arrivato il momento di quella uguale.

 

Nonostante le premesse iniziali con da un lato un Palermo schierato da Tedino in assetto di guerra con Coronado trequartista e il doppio pivot e dall’altro una squadra tutt’altro che sparagnina come il Foggia, è venuto fuori un primo tempo soporifero. Per vedere un tiro in porta si è dovuto aspettare il trentunesimo minuto, quando Gnahorè saggia i riflessi di Guarna con un bel tiro da fuori. Per il resto tanti sconclusionati rovesciamenti di fronte in stile “leghe minori inglesi”. Se Moravia avesse potuto assistere questo match si sarebbe risparmiato la stesura de “La noia”.

 

Fortunatamente nella ripresa le cose sono cambiate. Il Foggia parte forte e va vicino al gol con un tiro in area di Greco che costringe Posavec ad un bagher degno del miglior Ivan Zaytsev: il Palermo, pur compassato, fa altrettanto con un colpo di testa di Gnahorè sugli sviluppi di un corner che sfiora il bersaglio grosso. La pressione degli ospiti è continuativa ma non incisiva e al 64’ arriva il più classico dei contropiedi “Foggia Style”: dal salvataggio prodigioso di Dawidowicz al fallo di mani in area di Loiacono su una palla di Coronado il passo è brevissimo. Dal dischetto Nestorovski interrompe il digiuno che durava da quasi due mesi con un rigore la cui precisione è degna di un altro Zaytsev, Vassili, il cecchino dell’Armata Rossa.

 

Dopo il gol la partita si incattivisce e Coronado (fino a quel momento positivo) si becca un rosso diretto per un eccesso di foga scaricata in un intervento cattivo su Gerbo. L’inerzia della partita cambia definitivamente in favore dei “Satanelli”. Tedino (che aveva già gettato nella mischia un Rispoli ancora in rodaggio) prova a difendere il prezioso vantaggio inserendo Chochev al posto di Moreo; Stroppa risponde con l’ingresso di Scaglia e Duhamel e la mossa paga i suoi dividendi visto che i due subentrati confezionano al 78’ il gol del pari: il tiro dal limite dell’attaccante francese, servito da Mazzeo in sponda dopo un cross dello stesso Scaglia, è centrale ma potente e velenoso e rimbalza davanti a un Posavec che può far poco.

 

Nulla invece può fare sei minuti dopo quando Kragl centra la porta con un missile terra-aria dai trenta metri: “Bravo lui” è l’unica cosa da dire. La traversa centrata tre minuti dopo da Nestorovski nel disperato forcing finale (cui partecipa, senza fortuna, La Gumina) è la prova che la sorte ha deciso premiare un Foggia non eccelso ma comunque audace a discapito di un Palermo andato troppo a sprazzi. Non basta il ritorno al gol di Nestorovski e non basta un “Barbera” più affollato del solito per tornare ad una vittoria che sarebbe stata troppo importante. Per la prima volta in stagione il Palermo perde due incontri consecutivi: gli allarmismi sono prematuri ma se è vero che due indizi fanno una prova allora potrebbe essere arrivato quel momento di flessione, fisiologico nell’ambito di un campionato ma per nulla auspicabile in questo delicato frangente.





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