IL CAPITANO

Santana: «Ho ancora il fuoco
dentro, non voglio smettere»

Santana: «Ho ancora il fuoco dentro, non voglio smettere»



Dall'Argentina all'Italia, epicentro Palermo

Il capitano rosanero Mario Alberto Santana, intervenuto come ospite alla trasmissione "Siciliani sul 13" in onda su TRM è tornato indietro nel passato a partire dai suoi esordi con il San Lorenzo, compagni, avversari ma anche del presente con il progetto del presidente Dario Mirri e il fuoco dentro che lo spinge a continuare a giocare alla soglia dei 40 anni: 

 

"Ho iniziato al San Lorenzo che avevo 15 anni, ho fatto due anni in prima squadra ed è stato molto bello. Non ho mai avuto la fortuna di incontrare il Papa ma non ci sarà occasione. Maradona? L'ho conosciuto, ero in nazionale stavamo andando via e l'ho visto in un campo a tirare punizioni: dieci tiri, nove tutti uguali. Ci siamo fermati e lui è venuto a salutarci tutti, mi rimarrà per tutta la vita perché è il nostro idolo e lo rimarrà sempre".

 

COMPAGNI E AVVERSARI
"Nella Fiorentina ho giocato con Mutu che era un giocatore straordinario, quando decideva di voler vincere la squadra vinceva, ha fatto molto meno in carriera rispetto al suo talento. Chi mi ha fatto sudare tanto come avversario, avendo sempre giocato esterno, era Zambrotta".

 

DIFFICOLTA'
"Quando arrivi in una società e città come Palermo è normale che tutti vogliono vincere contro di noi e daranno di più. In più se non sei preparato mentalmente e non sei consapevole di dove sei fai fatica a recuperare le partite. E' difficile fare arrivare questo messaggio ai ragazzi perché devi averlo dentro".

 

FUOCO INTERIORE
"Se sono ancora qui è perché quando vado in campo dimentico tutto quello che c'è fuori. In campo posso essere me stesso perché il calcio è vita, mi ha permesso di crescere e diventare uomo, di conoscere tanta gente e vedere tanti posti. Giocherò fino a quando avrò quel fuoco che sento ancora oggi anche quando sono in panchina o le vedi da fuori. Ovviamente devo stare bene fisicamente, quando il fisico non reggerà capirò di fermarmi ma ora sto bene e non mi sento di smettere".

 

FUTURO
"Io vorrei restare qui e non muovermi più, da qualche anno ho iniziato a studiare un po' da allenatore perché vorrei provarci ma non è facile. Quando smetterò proverò a fare di tutto per diventare allenatore, non so stare lontano dal campo. Non sono mai stato un lecchino ma io sento troppo questa città, la amo troppo. Se rimarrò il prossimo anno? Oggi non so rispondere perché devo vedere come arrivo a fine anno".

 

PALERMO-LECCE 3-2
"Per quello che succedeva anche prima, che non venivamo da buoni risultati, in quella partita ho fatto la doppietta più bella della mia carriera. Ho fatto pochi gol ed è l'unica critica che mi faccio, pensavo sempre a fare cross e assist per servire i compagni".

 

PROGETTO PALERMO
"Parte tutto dal fatto che siamo stati abituati ad un presidente come Zamparini che portava tutti e buttava soldi. Poi arriva una persona splendida come Mirri, che una volta è entrato nello spogliatoio piangendo. Umanamente è una persona importante, farà il centro sportivo che è una cosa importantissima che legherà la squadra con i giovani. La gente vorrebbe giocatori più forti ma questa società sta facendo altro, purtroppo questa stagione è deludente ma la società sta facendo qualcos'altro di importante".

 

CALCIO E COVID
"Riprendere è stata una forzatura ma bisognava farlo perché il calcio è una risorsa economica importante per questo paese.

 

PLAY-OFF
"Dobbiamo andare ai play-off, non ci sono mezze misure. Bisogna cercare di fare punti e arrivare più in alto. Fra un mese e mezzo bisognerà andare a mille per giocarli nel miglior modo possibile".

 

IMPEGNO
"L'impegno noi l'abbiamo sempre messo e lo metteremo sempre, per il risultato e per le partite vinte o perse purtroppo siamo in debito perché abbiamo lasciato tanti punti, alcuni proprio regalati. Se giochi nel Palermo l'impegno non può mai mancare e non è mai mancato".

 

PASSIONE E GIOVANI
"Bisogna fare calcio per passione, non per i soldi. Io amo quello che faccio, quando il pensiero è questo il cammino poi viene da sé. Purtroppo in questi ultimi anni i giovani che ho visto sono molto diversi da noi, guadagnano e si sentono subito di essere arrivati ma nel calcio sei sotto esame ogni giorno. Nel calcio ci vuole poco oggi per rimanere senza squadra, i giovani sono cambiati".

 

ZANETTI
"Ho raccolto tante maglie, quella a cui sono più affezionato è quella di Zanetti che è anche un amico e mi ha aiutato tanto. E' una persona unica, ho vissuto con lui un mese e mi ha dato tanto".
 





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