REPUBBLICA PALERMO

Zamparini, la procura vuole
il processo immediato

Zamparini, la procura vuole il processo immediato



La procura di Palermo vuole processare subito l'ex patron dei rosa Maurizio Zamparini per le accuse di falso in bilancio e false comunicazioni sociali, sulla base del procedimento inerente alla gestione del club rosanero dal 2013 al 2017. Come consente il codice di procedura penale per i reati in questione, la procura vuole saltare l'udienza preliminare e chiedere giudizio immediato per l'imprenditore friulano, ora agli arresti domiciliari. 

 

Nei prossimi giorni il presidente del gip Cesare Vincenti o il suo vice Antonella Consiglio esamineranno e dovranno decidere se accogliere la richiesta di giudizio immediato presentata dai sostituti procuratori Francesca Dessì, Andrea Fusco, Dario Scaletta e dell'aggiunto Salvatore De Luca. Come scrive Francesco Patané per Repubblica Palermo«Nella richiesta di giudizio immediato ci sono i reati su cui si è espressa la Cassazione in sede cautelare ( falso in bilancio aggravato dalla transnazionalità e false comunicazioni sociali) e non tutti quelli ipotizzati negli avvisi di garanzia dell'aprile 2017: restano sospese le ipotesi di appropriazione indebita, riciclaggio, impiego di risorse finanziarie di provenienza illecita, auto riciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte». Per l'indagine in questione, avviata nei primi mesi del 2017, si arrivò alla maxi perquisizione della sede del Palermo Calcio nel luglio dello stesso anno. 

 

L'idea degli inquirenti è che Zamparini avrebbe coperto i buchi di bilancio attraverso tre diverse vendite fittizie del marchio, così da poter completare l'iscrizione della squadra ai campionati di Serie A e Serie B. Il sequestro di un ingente numero di documenti portò, nel maggio dello scorso anno, alla richiesta di custodia cautelare per Zamparini, misura poi respinta dal gip Fabrizio Anfuso. Passati al Tribunale del riesame, il giudizio di primo grado è stato ribaltato con la conseguente attivazione della misura di arresti domiciliari, la motivazione della decisione era legata alla capacità dell'indagato di condizionare, pur non avendo alcuna carica, le scelte della società. Lo scorso gennaio la Cassazione ha confermato la tesi del Riesame, con la conseguente attivazione dei domiciliari ad Aiello del Friuli per l'ex patron rosanero. 

 

«Parallelamente all'indagine penale, - prosegue Patané - la procura nell'autunno del 2017 chiese il fallimento della società al tribunale fallimentare di Palermo. Il collegio respinse l'istanza e su quella vicenda la procura di Caltanissetta indagò per corruzione il giudice delegato Giuseppe Sidoti. Il magistrato venne colpito dalla misura cautelare della sospensione dalla funzione». Nella notte di questo martedì, tuttavia, la sesta sezione della Corte di Cassazione ha annullato le ordinanze del gip e del Riesame di Caltanissetta riguardanti lo stesso Sidoti, ma il giudice palermitano resta comunque indagato per corruzione, abuso d'ufficio e rivelazione di notizie riservate. 






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