Presidente, ho 16 anni
e voglio dirle...

Presidente, ho 16 anni e voglio dirle che…



 

Il calcio che abbiamo vissuto con lei al vertice della nostra società non si era mai visto. Il Barbera è stato calcato da talenti eccezionali che oggi fanno parte dei più grandi club europei. Partiamo dal suo Palermo del 2003-04, anno in cui, dopo 31 di inferno, scesi in Serie C2 e subendo addirittura una radiazione, siamo tornati in Serie A. Nonostante fossi soltanto un bambino, ricordo a memoria la formazione di quella squadra. Mi ricordo dei 30 gol di Toni, delle pennellate di Zauli e Corini, della grinta dei gemelli Filippini e chi più ne ha, più ne metta. Da quel giorno, il 29 maggio 2004, è cominciata un'era meravigliosa, destinata a finire un altro 29 maggio, quello di sette anni dopo, sera della finale di Coppa Italia persa per 3-1. Sì, presidente. Perché, da quella sera in poi, lei è cambiato. Da quella sera è cominciata la nostra agonia e del Palermo, oggi, sono rimasti soltanto i colori. Perché forse questa squadra non si può nemmeno più chiamare Palermo, ma "Zamparinese" o qualcosa del genere.

Ho 16 anni. Sono uno dei pochi, pochissimi ragazzi della mia età che, nonostante tutto, tifa solo per la squadra della propria città. Essere vittima degli scherzi e delle prese in giro dei miei coetanei tifosi delle grandi squadre "strisciate", non è facile da sopportare. Soprattutto pensando al fatto che, fino a pochi anni fa, il mio Palermo era una squadra di cui potevo andare fiero. È stata l'unica squadra della storia a vincere per tre anni consecutivi a Torino contro la Juventus. Abbiamo vinto sia contro il Milan che contro l'Inter. Abbiamo ottenuto risultati straordinari come il quinto posto raggiunto per ben tre volte, la finale di Coppa Italia e la qualificazione, avvenuta più volte, all'Europa League. Grazie a lei, presidente, parecchi giovani si sono innamorati del Palermo, ponendolo al di sopra di qualunque squadra. Adesso siamo solo delusi. La gente è stanca, è stanca perché non vede più un allenatore stabilmente in panchina, ma soprattutto, ahimè, ormai da tempo, non sembra ci sia un presidente dietro questa società. La città di Palermo è splendida, unica al mondo, ma è conosciuta soprattutto per i suoi lati più deleteri come la mafia e il malaffare. La Serie A e la ribalta nazionale servono anche a farla apprezzare in modo diverso, a portare turismo, ricchezza e, quindi, crescita. Ma la verità è che di questo a lei, presidente, interessa ed è sempre interessato ben poco. Per lei, nonostante i successi e tutto ciò di bello che abbiamo vissuto assieme, Palermo città e il Palermo Calcio sono sempre stati un mercato, qualcosa attraverso cui guadagnare. Io, presidente, in passato l'ho sempre difesa dalle critiche di chi non credeva nella sua buona fede, sostenendo che era giusto ringraziarla per tutto ciò che aveva fatto per noi. Ma adesso mi sono dovuto ricredere anch'io. Questa piazza non merita una situazione del genere, nonostante ormai lo sfacelo sia pane quotidiano per tutti noi. È stata abbondantemente calpestata la dignità di chi ama il Palermo con tutto se stesso e, anche se, in extremis, siamo riusciti l'anno scorso ad evitare il dolore della Serie B e, quest'anno, nonostante le rivelazioni Posavec e Nestorovski, che in parte sopperiscono ai fuoriclasse che non ha pensato due volte a vendere anche per questa stagione, non riusciamo ad emergere dal pantano delle ultime tre posizioni. Signor Zamparini, penso sia giunta veramente l'ora in cui farsi da parte sarebbe la soluzione migliore per tutti. FORZA PALERMO SEMPRE! 






1 commento

  1. MarcelloLn 07/10/2016

    Dunque 16 anni nel 2016. 3 anni nel 2003, eppure ricorda i gemelli Filippini. Zauli, Corini, i trenta gol di Toni, e pure i gemelli Filippini. Un genio, in rosanero.

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