PORTIERE

Da Avellino ai play-off:
il ritorno di Super Pela

Da Avellino ai play-off: il ritorno di Super Pela



Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. 

Il verde, il colore della Kriptonite come quello dell'Avellino che, per lungo tempo, ha tolto i poteri ad Alberto Pelagotti nel momento più difficile del Palermo. 

 

Quando un giocatore sbaglia uno stop, una finta o anche il più facile dei gol ha la possibilità di poter rimediare immediatamente cancellando l'onta dell'errore, ma non per il portiere. L'estremo difensore, a differenza di tutti gli altri, ha un nome tutto suo per definire la più grave delle defaillance. "Vittorio stava in porta con piedi larghi e goffi, sembrava una papera": nel lontano 1912 l'allora allenatore della Nazionale italiana Umberto Meazza disse queste parole dopo la pessima prestazione del portiere azzurro Faroppa contro la Francia, da lì ogni svista madornale dell'estremo difensore viene definita "papera". 

 

Dalla sua contro l'Avellino, il buon Pela, non si è ripreso per un bel po'. Un errore come questo, in un momento nel quale la squadra è già psicologicamente a terra per un campionato al di sotto delle aspettative, marchia a fuoco in maniera indelebile.

 

Lev Jashin, a detta di molti il migliore della storia nel suo ruolo, un giorno disse che se non si è tormentati dopo un errore non si è un grande portiere. Un tormento derivato dal fatto che l'estremo difensore è solo, aspetta il momento giusto per potersi riscattare ma nel frattempo che gli altri giocano pensa, soffre, si danna perdendo fiducia e sicurezza. Quest'ultima, la sicurezza, non è un fattore in più che rende migliore un portiere ma il requisito fondamentale per svolgere questo gravoso compito. Il pallone di cuoio diventa pesante come una palla medica, brucia al contatto e da migliore amico diventa il peggior demone da scacciare. Il portiere è il primo motivatore quando la squadra soffre e se è proprio lui il primo a soffrire i dolori di una "papera", le critiche da parte di tutti, le voci di una messa in discussione il contraccolpo è devastante. 

 

La scossa dopo l'arrivo di Filippi, le prime porte inviolate, un lento crescendo intervallato da tanti piccoli, grandi errori fino ad arrivare al match di Foggia dove il Palermo ottiene la vittoria grazie alle sue parate, guadagnandosi il merito di essere uno dei migliori in campo. I dolori di Pelagotti scompaiono insieme a quelli della squadra, letteralmente rinvigorita mentalmente grazie anche al suo estremo difensore che lentamente abbandonava timidezza e insicurezza per poter mettere nuovamente il mantello per tanto tempo chiuso nel cassetto. La fiducia nei propri mezzi cresce di partita in partita fino al match contro il Teramo, dove sforna un'altra ottima prestazione salvando i suoi dal potenziale rientro in gara degli avversari. 

 

"Super Pela" sembra essere tornato perché il Palermo sembra essere in grado di dimostrare, al termine di un'annata difficile, il suo vero valore. La "locura" mostrata dai rosa quest'anno lascia il condizionale d'obbligo ma riemerge ancora il caro vecchio paradosso del portiere: è da solo ma la squadra dipende da lui come lui dipende dalla squadra. Il marchio a fuoco rimane ma, dopo un campionato di stenti, adesso non fa più male, resta solo un segno da mostrare ai suoi compagni e da guardare e riguardare per ricordare le parole di Lev Jashin. Forse non sarà un grande portiere, ma Alberto Pelagotti è tornato più forte di prima.  





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