Pausa di riflessione
Domenica senza pallone: l'ennesima di questa stagione anomala, maledetta scandita dal virus che continua a rompere le palle (ci permetterete la licenza prosaica) a questa o quell'altra squadra. Monopoli out e così pure il Foggia, morale: il Palermo non gioca una partita ufficiale dal 13 marzo. Se questa (forzata) pausa abbia fatto bene o meno si vedrà il prossimo sabato al Pinto di Caserta.
Intanto in casa Palermo è tempo di riflessione. Venerdì in quel di Torretta la società ha sancito un altro passo in avanti verso il Centro Sportivo. Il messaggio è chiaro: la proprietà c'è e continua dritta verso quello che di fatto è il principale obiettivo dichiarato del nuovo corso. Una promessa ribadita di nuovo dal presidente Mirri, assistito da Libera e dalla Lega Pro, per una visione che non racconterà soltanto di calcio ma di inclusione sociale, valori autentici e riluttanza nei confronti della mafia e di tutto il substrato culturale che la sostiene.
Il dado è tratto e presto - verosimilmente la prossima estate - sarà posta la prima pietra di quella che di fatto sarà la casa del Palermo. Qualcosa di storico, di unico per l'identità e la durata nel tempo del calcio a Palermo.
Dario Mirri lo ha sempre decantato e manterrà la promessa, ne siamo certi. Chiudiamo gli occhi: immaginiamo quel paradiso immerso nel verde abbracciare rettangoli di calcio, padel, il Palermo insieme alla sua gente crescere e raccontare lo sport... Brividi. Presidente, siamo con te.
Ok, tutto molto bello. Ma è tempo di riflessione, dicevamo. Ciò impone alcune considerazioni in vista del prossimo futuro. La visione di cui sopra racconta una parte delle promesse e del disegno di rinascita firmato Hera Hora. Di fianco, come una retta parallela inscindibile, deve esserci il percorso sportivo. Un cammino scandito da tante cadute, molte incertezze, continui e reiterati errori. Questo non può e non deve, in alcun modo, rappresentare la normalità in una realtà come Palermo. Una visione come quella di Torretta non può non essere coadiuvata da un'altrettanta lungimiranza tecnico-sportiva. Di fatto, un fallimento di risultati andrebbe a ridimensionare la portata storica e meravigliosa del Centro Sportivo. L'evoluzione strutturale deve prevedere il progresso tecnico che deve portare a quei risultati - promessi e scolpiti sulla carta - sul campo.
Se pensi una casa di ultima generazione, anche l'inquilino deve essere tale e meritarsi un'alcova siffatta. Se hai un Centro Sportivo da Serie A - per essere più chiari - non puoi avere una squadra, mediocre fra l'altro, di Serie C. "Non è la ricchezza economica la nostra forza", ha scandito con fierezza sempre Mirri dalla bucolica Torretta. È vero, siamo ancora una volta d'accordo con questo postulato. Però, per fortuna, il calcio non è un gioco capitalistico e non premia sempre chi spende e spande di più (Bari docet). È la competenza l'humus primordiale su cui plasmare un'idea vincente.
Lo dice la classifica. Ternana a parte: Avellino, Catanzaro e lo Stabia, per citarne alcune, certamente non hanno fondi arabo-cinesi alle loro spalle. Piuttosto sono capolavori della competenza. Di Somma, Cerri e Peppino Pavone con sapienza e idee hanno disegnato un percorso nobile, sostenibile e vincente. Se sarà Serie B si vedrà: ma sono lì a lottare e sperare, non decimi e disillusi nella periferia delle emozioni.
Non serve ricchezza illimitata ma capacità sì. Se il Palermo ha il terzo monte ingaggi del girone e la classifica racconta di un mesto decimo posto una riflessione deve essere fatta. Il mese di aprile è ormai alle porte e le scelte per la prossima stagione devono essere pensate ora e adesso, hic et nunc, senza esitazione alcuna. Le possibilità economiche sono risicate?! La crisi è impietosa?! Ok, siamo d'accordo. Non mancano allenatori capaci, preparati, visionari in grado di dare un'idea, un'identità e insegnare calcio senza chiedere la luna come stipendio.
Vuoi puntare sui giovani?! Va bene, ci piace anche questo percorso nobile, ma non facciamo nomi di allenatori altrimenti veniamo tacciati di anacronismo e faziosità. Non servono petrodollari ma chiarezza, capacità e idee certamente sì.
"Sapete che di calcio capisco molto poco", ha chiosato Mirri sempre venerdì. Non è vero caro presidente, lo sai anche tu. Sei più competente di quanto tu stesso ne sia consapevole e per questo la nostra fiducia non ha mai esitato.
La visione del Centro Sportivo ci emoziona, ma deve essere assistita da un'altrettanta prospettiva tecnico-sportiva. Così davvero sarà un percorso di crescita completo, unitario e non parziale. Il calcio non può prescindere dai risultati del campo.
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Redazione