«Estrema confidenza» e condotta «remunerata» da Giammarva
Un’altra bufera si abbatte sul Palermo Calcio.
Le indagini, condotte dalla Procura di Caltanissetta in seguito alla trasmissione da parte della Procura di Palermo di un’intercettazione telefonica tra il patron rosanero Maurizio Zamparini e l’avvocato Francesco Paolo Di Trapani, hanno portato all’esecuzione di due misure interdittive nei confronti di Giuseppe Sidoti, giudice della Sezione Fallimentare del Tribunale di Palermo, e di Giovanni Giammarva, presidente del Palermo fino allo scorso agosto.
Perchè?
Nell’intercettazione telefonica sopra citata, l’avvocato Di Trapani riferiva a Zamparini di una conversazione avuta con il giudice Sidoti, delegato nell’ambito del procedimento relativo all’istanza di fallimento presentata dalla Procura di Palermo nei confronti del Palermo Calcio, nella quale l’avvocato Di Trapani avrebbe beneficiato di informazioni riservate relative al procedimento in corso.
Dalle indagini avviate in seguito è venuto fuori che il giudice Sidoti sarebbe legato all’allora presidente Giammarva da un “rapporto di conoscenza ed estrema confidenza”.
Non solo: il collegio giudicante, di cui Sidoti faceva parte, ha nominato quale “super perito” Daniele Santoro, a sua volta legato a Giovanni Giammarva da “rapporti professionali pluriennali”.
Dalle conversazione tra Sidoti e Santoro sarebbe emersa, secondo la Procura, “la volontà del giudice di orientare l’esito del procedimento in senso favorevole alla società”, volontà resa palese dalle direttive che Sidoti avrebbe dato a Santoro, “finalizzate a non far emergere nell’elaborato peritale criticità delle quali entrambi erano a conoscenza, con riguardo in particolare alla fittizietà dell’operazione di cessione da parte della U.S. Città di Palermo S.p.A. ad ALYSSA S.A.”.
Sidoti avrebbe inoltre gradualmente informato l’avvocato Di Trapani, legale del Palermo Calcio, di tutte le criticità riscontrate dai consulenti, agevolando di fatto la società nello studio e nell’applicazione dei dovuti “accorgimenti strumentali a scongiurare la dichiarazione di fallimento”.
La condotta del giudice Sidoti sarebbe stata altresì “remunerata” da Giovanni Giammarva tramite “il conferimento di un incarico nell’organismo di vigilanza della U.S. Città di Palermo S.p.A. in favore di un avvocato palermitano, Palazzolo Vincenza, legata al giudice”.
Il Gip ha dunque riconosciuto la sussistenza del reato di “corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”, disponendo la sospensione dal pubblico ufficio inerente alle attività di magistrato per la durata di un anno nei confronti di Giuseppe Sidoti e la sospensione dal pubblico ufficio inerente le attività di amministratore giudiziario e ausiliario del giudice nei procedimenti civili, penali e amministrativi, nonché la misura cautelare del divieto di esercitare l’attività professionale di dottore commercialista e di ricoprire incarichi direttivi all’interno di persone giuridiche e imprese per la durata di un anno nei confronti di Giovanni Giammarva.
Sidoti è indagato anche per abuso d’ufficio per aver conferito l’incarico di curatore fallimentare all’avvocato Palazzolo, “omettendo di astenersi per gravi ragioni di convenienza”.
Sono in corso le perquisizioni disposte dalla Procura di Caltanissetta nei confronti di Sidoti, Giammarva e di ulteriori soggetti coinvolti “a vario titolo nelle anomalie che hanno riguardato la vicenda di che trattasi”.
Redazione