APPUNTI SPARSI

FIRST REACTION: SHOCK

FIRST REACTION: SHOCK



Shock. Beh, sì, insomma, quasi. Diciamo più un moderato, sottile, leggerissimo sbalzo dalla quiete tempestosa che ci ha avvolto e perpetua ci avvolge da qualche mese a questa parte. E cioè dalla prima alla ventisettesima giornata di questo sciagurato campionato.

 

Sinceri sinceri? Non ce lo aspettavamo questo esonero. Perché la cacciata sovente si materializza laddove si è verificata la serie negativa dopo i tempi belli, oppure nell’immediato, quando si manifesta con chiarezza - nel calcio non c’è troppo da decifrare - che al primus inter pares non è più riconosciuta la dignità di capo.

 

E però qui è diverso e di gran lunga: dal 27 settembre, Teramo-Palermo, al 27 febbraio, lì Viterbo, esattamente cinque mesi di semina, concimazione, abbeveramento, cura, senza frutti. Un sistema fallimentare già dal concepimento.

 

Eravamo, siamo, probabilmente saremo spettatori di un sistema perdente. Non c’è la dignità dello sconfitto, ché quello è l’episodio, ma l’inconfondibile perdurante triste caratteristica del perdente. Non Boscaglia da solo, ma Boscaglia nel contesto.

Questo esonero tardivo non è panacea di alcun male, ma ovvia conseguenza di un sistema in cui non può che pagare uno per tutti.

 

E adesso arriverà un reggente, un traghettatore, che dovrà faticosamente imporsi come guida di un gruppo pazzo come un cavallo pazzo, e allora lavorare su più fronti in poco tempo e senza alleati.

Lo scenario lo possiamo immaginare, i risultati no.

Resta chiaro, piuttosto, che chi ieri ha deciso l’esonero di Boscaglia ha velatamente esonerato anche se stesso.






1 commento

  1. Francesco Bonelli 52 giorni fa

    La società ha capito che Boscaglia aveva perso il controllo della situazione e dello spogliatoio. Sin dalle prime conferenze stampa ha mostrato un caratterino difficile da digerire. Presuntuoso e integralista, non ha mai saputo creare un vero gruppo. Non utilizzava tutto il potenziale a disposizione, spesso escludendo diversi giocatori senza giustificazioni plausibili. Ormai anche in campo si vedevano troppi segnali di nervosismo e la squadra non si è mai mostrata capace di sapere o volere seguire il tecnico e il suo calcio. Meglio azzerare tutto e ripartire in vista della prossima stagione.

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