Il presente, la Triestina e i ricordi. Mutarelli si racconta a FP

Il presente, la Triestina e i ricordi. Mutarelli si racconta a FP

«Chiaramente le aspettative di inizio stagione erano altissime. Non bisogna però dimenticare che si sta pur sempre parlando di una neo promossa, in un girone difficilissimo con squadre che hanno fatto cose straordinarie: basti pensare al campionato della Ternana, Catanzaro e anche Avellino hanno fatto molto bene. Stiamo parlando di società che conoscono bene la categoria».

 

Sono queste le prime parole del tecnico Massimo Mutarelli che - ai nostri microfoni - ha analizzato il campionato di Serie C con particolare attenzione alle vicende di casa Palermo. È stata anche l’occasione in cui l'ex centrocampista rosanero ha riportato alla memoria i tanti ricordi: dalla storica promozione in Serie A, alla cavalcata trionfante in massima serie culminata con la qualificazione in Coppa Uefa.

 

«Secondo me bisogna fare delle valutazioni con più serenità. Ci sono stati degli alti e bassi, questo non si può certamente negare, però non si può parlare di un’annata totalmente fallimentare. Ottenere la qualificazione ai play off penso possa essere un buon risultato. Ovviamente si può fare di più ma non è tutto da buttare via: ci sono le basi prima di tutto per disputare i play off nel migliore dei modi e poi per poter ripartire il prossimo anno con più conoscenza della categoria e più convinzione».

 

BOSCAGLIA

«C’è sempre un concorso di colpe quando le cose vanno male, da parte dei calciatori ma anche dell’allenatore. Chiaramente se prendi un tecnico di questo spessore le aspettative della piazza aumentano, ma dare tutta la responsabilità all’allenatore mi sembra riduttivo. La stagione che sta per terminare, lo si vede anche in categorie superiori, è stata caratterizzata da tanti imprevisti dovuti alla pandemia: una situazione particolare da gestire e chi paga è sempre l’allenatore».

 

CONTINUA

«Mi viene da sorridere quando sento dire “che la squadra gioca contro il proprio allenatore” (sorride ndr). Un allenatore, come nella vita, non può star simpatico a trenta calciatori, penso sia normale. Ma da qui a pensare che una squadra possa andare contro il tecnico mi sembra fantascienza: parliamo di professionisti. Può succedere che ci siano giocatori a cui l’allenatore non vada a genio, però da qui a giocare male per farlo esonerare mi sembra un’eresia».

 

SOCIETA’

«Non sempre spendere di più equivale a vincere: vedi il Bari che in questi anni ha investito tanto, così come anche l’Alessandria che ha allestito una grande squadra ma alla fine il campionato lo ha vinto il Como.

Ricordo il mio primo anno a Palermo: dovevamo andare subito in Serie A così non è stato. Subentrano difficoltà che tu non pensavi di riscontrare e vengono fuori delle squadre che trovano la stagione perfetta. Un direttore, così come un allenatore ma anche gli stessi calciatori, è sempre in discussione soprattutto in una grande piazza come Palermo. Poi un calciatore forte, inserito nel contesto giusto, ti può dare di più, questo è certo».

 

IL CASSETTO DEI RICORDI

«Lì a Palermo ho trascorso quattro anni bellissimi, anche il primo anno nonostante la sconfitta con il Lecce che ci è costata la promozione in Serie A. L’obiettivo era di centrare subito il salto di categoria: con il presidente Zamparini e il direttore Foschi si era creato un entusiasmo incredibile. Dopo, pensandoci bene, ci siamo resi conto che quell’anno non eravamo veramente attrezzati per ottenere quel risultato».

 

CONSAPEVOLEZZA

«Infatti la dimostrazione è arrivata la stagione successiva in cui siamo andati in Serie A. Non dimenticherò mai la partita con la Triestina che ci ha permesso di andare in massima serie: ricordo ancora l’entusiasmo delle persone, tifosi vicinissimi alla squadra con lo stadio Barbera sempre pieno.

Poi, la stagione successiva con pochi ritocchi sul mercato, la squadra ha centrato la qualificazione in Coppa Uefa disputando un campionato straordinario. Eravamo anche un gruppo che esprimeva un grande calcio, cercando di imporre il nostro gioco in qualsiasi campo. Questo per una neopromossa non è qualcosa di scontato».

 

GUIDOLIN

«Il mister non ci chiedeva cose impossibili, complicate ma di fare ciò che sapevamo in semplicità senza chiedere chissà quali stravolgimenti. È stata questa la sua grande bravura e infatti pure in Europa si è fatto un ottimo cammino».

 

ZAMPARINI

«Come presidente, imprenditore e anche persona ho un ottimo ricordo: quando veniva al campo era piacevole parlarci. Ogni tanto ti tirava le orecchie ma penso sia normale per un presidente attaccato al suo progetto. Non dimentichiamo che da Venezia è venuto a Palermo portando un entusiasmo incredibile, non è facile e scontato fare questo.

Purtroppo come ogni cosa c’è stato un inizio e poi una fine, anche se in questo caso è stata brusca. Ma non conoscendo bene la situazione nel dettaglio preferisco parlare del Zamparini presidente che ho conosciuto e con cui ho avuto un ottimo rapporto. Anche quando ho deciso di andar via l’ho fatto in serenità senza alcun litigio o altro, quindi ne posso parlare soltanto bene».

 

INFINE UN PENSIERO AI TIFOSI

«Li ho sempre ringraziati per l’affetto che mi hanno dimostrato, totalmente ricambiato, perché nei miei quattro anni a Palermo ho sempre percepito un sentimento incredibile. Mando un grosso in bocca al lupo e auguro di tornare il prima possibile allo stadio, al fianco della squadra che ne ha bisogno per centrare gli obiettivi prefissati e tornare quanto prima nella categoria che Palermo merita».