IL POSTILLONE

Morire per delle idee

Morire per delle idee



 

De iure bisogna aspettare l’aritmetica dei gol: de facto la Juventus è campione d’Italia per la settima volta consecutiva in virtù del successo (non privo di polemiche per i soliti episodi controversi) sul Bologna e del contestuale pari del Napoli contro il Torino, che ha fatto calare il sipario sulla lotta scudetto e forse su un ciclo che merita una postilla a parte.

Il fatto che a decidere la partita e un intero frangente di stagione sia stato quello che in teoria è un giocatore di backup, ovvero un Douglas Costa cui la Juventus, per come si erano messe le cose, deve veramente tanto, è l’istantanea emblematica di quella che, a conti fatti, è la differenza tra i bianconeri e gli azzurri.


L’amarezza per quel sogno sfumato ancora una volta quando sembrava la volta buona; la riconoscenza nei confronti di un gruppo consolidato che ha dato comunque quello che poteva dare anche quando non ne aveva più; la sensazione che sia giunta la fine di uno ciclo comunque indimenticabile: c’è tutto questo nel post di Napoli-Torino, partita che ha confermato l’esaurimento del serbatoio psico-fisico dei partenopei. Probabilmente questo era veramente l’anno buono per poter riscrivere la storia: sostanzialmente sono mancate le sovrastrutture del caso per poter vincere e se queste sono mancate è perché, dalla costruzione della squadra fino all’approccio utilizzato in stagione, Maurizio Sarri abbia preferito morire con le sue idee anche quando l’evidenza dimostrava che erano sufficienti per competere ma non per vincere.

Per alcuni la mentalità del tecnico toscano è quella necessaria per un calcio migliore; per altri un evidente limite mascherato dal bel gioco. Chi abbia ragione o torto lo dirà sempre il tempo: certo è che lui resta l’artefice di una favola bellissima, probabilmente giunta al suo definitivo e non lieto epilogo.


Ci sono altri due progetti, più brevi dal punto di vista temporale, che si trovano a un bivio: quelli di Inter e Lazio, che in questo momento si giocano la CL, ovvero ciò che ne garantirebbe la sopravvivenza. La squadra di Spalletti ha sfogato la rabbia del derby d’Italia aiutata probabilmente dal fatto di trovarsi davanti una squadra bianconera, ovvero un’Udinese alla canna del gas; quella di “Inzaghino” fa pari e patta contro l’Atalanta salvata da Strakosha e prima da Luis Alberto, che si è pero aggiunto a Radu, Parolo e Immobile alla lista dei titolari infortunati, a riprova che a questa bella Lazio per ora non sorridono manco i sofficini.

Un’altra giornata prima dello showdown dello stadio “Olimpico” il 21 maggio: l’Inter dovrà dimostrare con due vittorie di meritare il quarto posto, la Lazio dovrà essere più forte dei nerazzurri e della malasorte per difenderlo.

In tutto questo la Roma, salvo clamorosi Harakiri, batte un Cagliari disperato come l’amore cantato da Nada e fa un passo decisivo verso la possibilità di rivivere il sogno sfumato mercoledì scorso.

Due posti, tre squadre, tre punti: la lotta all’EL appare incerta: la Fiorentina, vittoriosa sul Genoa, recupera due punti all’Atalanta, superata dal Milan che ha passeggiato su ciò che resta dell’Hellas. La pressione è tutta addosso ai rossoneri che nelle prossime sfide affronteranno proprio Atalanta e Fiorentina: l’ago della bilancia sarà dunque l’imminente finale di Coppa Italia contro la Juventus.

Se dovesse vincerla la squadra di Gattuso darebbe un sapore dolce ad una stagione deludente, certificando la qualificazione; se invece si affermasse la Juventus diventerebbe una Royal Rumble difficilmente pronosticabile. Ai bergamaschi conviene sperare nella prima ipotesi; i viola al contrario trarrebbero da una vittoria della Juventus un giovamento in proporzione simile a quello tratto dai bianconeri la settimana scorsa.

A chiudere il postillone una lotta salvezza che non era così incendiata dalla stagione 2004/2005.

Sull’orlo del precipizio adesso c’è il Cagliari, superato dal Chievo vincente nello scontro direttissimo sul Crotone e dalla S.P.A.L. che come da pronostico batte il Benevento superando anche l’Udinese.

Calendario alla mano, il sodalizio sardo, chiamato ad affrontare Fiorentina ed Atalanta, appare estremamente in bilico ma tenendo conto che ci sono cinque squadre in due punti, nessuno può dirsi veramente stabile.

In particolare all’Udinese non sembra essere bastato l’esonero tardivo di Oddo e l’arrivo di Tudor per guarire dal violento attacco di “Tafazzismo” che l’ha colpita di ritorno. Si profila una lotta serrata che si svolge con il corpo in campo e le orecchie puntate sugli altri campi all’insegna di gufate e Schadenfreude. Parafrasando Axl Rose: “You’re in the jungle, babies”.
 






Lascia un commento

I commenti vengono moderati, letti e seguiti post pubblicazione e non a monte. Il materiale o contenuto proposto deve essere conforme con la discussione e la civile relazione tra utenti. La mail non sarà pubblicata. *