La Cina è vicina?
Intervista a Gineprini

La Cina è veramente vicina? Intervista a Nicholas Gineprini



Il passaggio del Palermo ad una cordata cinese è uno dei leit-motiv di questo periodo. Per vederci più chiaro in merito abbiamo deciso di contattare Nicholas Gineprini, giornalista di Tuttocalcioestero.it e scrittore, fondatore del blog “Calcio Cina” e autore del libro edito da Urbone Publishing dal titolo “Il Sogno Cinese”.

 

Ciao Nicholas, la prima domanda non può essere che referenziale. Come e quando nasce il tuo interesse per il calcio cinese?

 

Salve a tutti i lettori di Forza Palermo. Il mio interesse per il calcio cinese coincide con l’inizio della mia carriera da giornalista, nell’estate del 2014, dopo i mondiali. Al tempo il movimento calcistico che contava era quello interno, con investimenti moderati, ma comunque anomali per una lega asiatica, e questo aveva destato la mia curiosità. Al tempo l’unica squadra di proprietà cinese era l’Ado Den Haag in Olanda, per cui ancora non si parlava minimamente dell’espansione verso il calcio europeo.  Sapevo ben poco di Cina, se non una miriade di luoghi comuni, eppure mi affascinava, con il giusto disegno, oltre ad essere l’economia più importante del mondo possono diventare anche il baricentro calcistico e gli ultimi investimenti sono la testimonianza del fatto che il pallone ha preso a rotolare verso ad est.  Lo studio del calcio cinese mi ha permesso anche di scoprire la loro cultura, la loro storia, il loro sviluppo. E’ impossibile capire cosa è ogg per  il loro calcio se prima non abbiamo una chiara concezione di cosa è oggi la Cina e di come si è arrivati a questo punto.

 

Dopo anni in cui si sono interessati al calcio in maniera molto relativa, la Cina adesso si sta mettendo in mostra per la sua iperattività sia per quanto riguarda il loro campionato, sia per quanto riguarda gli investimenti all’estero e in particolare in Italia. Come mai questo cambio anche abbastanza repentino di idee? E’ per i bacini d’utenza o c’è un disegno più sofisticato?

 

Molti dicono che questa nuova propensione è data dal fatto che il presidente Xi Jinping è un gran fan di questo sport, e che dopo l’umiliazione di 5-1 che la Thailandia ha inferto alla Cina c’era bisogno di un rinnovo. Bella favola, ma la verità è che il calcio è un elemento di politica soft power, ovvero attrarre a i paesi esteri attraverso la forza della propria cultura e del proprio entertainment, così il calcio diviene un mezzo per aprirsi nuovi scenari di mercato attraverso l’acquisto di un club. Per quanto riguarda lo sviluppo interno, lo State Council nel 2015 ha indetto una riforma nazionale sul calcio, la quale non deve essere vista solo con l’obiettivo di vincere la Coppa del Mondo entro il 2050. Leggendo il testo della riforma vi sono punti molto interessanti che riguardano l’accrescimento dell’economia sportiva, la promozione della salute e il patriottismo, oltre ai numeri che tutti conosciamo, delle 20.000 scuole calcio entro il 2020.

 

Sino ad adesso le cordate cinesi in Italia hanno fatto la voce grossissima aggiudicandosi grandi squadre. Suning ha acquistato l’Inter ridandole grandi potenzialità economiche mentre il cambio di proprietà del Milan sembra ormai cosa imminente. Visto e considerato questo trend, perché una squadra come il Palermo, che ha perso quella nobiltà calcistica acquisita nel decennio scorso, può essere intrigante per una proprietà cinese?

 

Molto dipenderà da chi c’è dietro l’operazione, in che settore agiscono. Certamente Palermo e la Sicilia a livello di infrastrutture offrono notevoli possibilità di sviluppo e ampi margini di investimento per i cinesi, dato che per loro il centro sud Italia è ancora inesplorato. Al meridione le imprese cinesi sono solo il 15% sul totale in Italia. Dal punto di vista calcistico, mi spiace dirlo, ma i rosanero non hanno minimamente l’appeal che potevano avere 5 anni fa, quando vi militavano grandi campioni. Non seguo molto la Serie A, ma a parte qualche giovane talento in prospettiva non vedo un tasso tecnico molto elevato, oltre al fatto che il Barbera non è uno stadio di proprietà; inoltre i conti ogni stagione sono in perdita, anche consistenti, a parte l’ultima annata, con la cessione di Dybala che ha permesso un pareggio in bilancio. Per farla breve, magari ci sono squadre ben più appetibili del Palermo, ma ripeto, molto dipenderà dalle loro intenzioni di investimento in Sicilia e i rosanero rappresentano una grandissima pubblicità, e se gli investimenti sono davvero i 200 milioni di euro annunciati da Zamparini… beh, magari il futuro sarà più roseo.

Oltre a situazioni virtuose in Italia però si son viste anche parentesi poco felici come quella vissuta dal Pavia, acquistato da un gruppo di investimento cinese che però ha poi mollato, portando al fallimento della società. Credi che questa vicenda tolga qualcosa in termini di credibilità a questi gruppi?

 

Assolutamente no, oltre al fatto che le responsabilità non sono solamente della Shanghai Ping investment, bensì dei dirigenti italiani che hanno le loro gravi colpe e soprattutto del sindaco di Pavia che ha sempre bloccato il progetto stadio. Se il cinese vede che non si può investire, che c’è una resistenza ingiustificata da parte delle autorità italiane allora se ne va. Per il fondo immobiliare comunque rimane il progetto Palazzo d’Estate a Milano, che è sempre stato l’investimento principale in Italia. Credo che questa sia un’occasione che Pavia si è giocata molto male.

 

In chiusura una domanda sulla trattativa che vede coinvolto il Palermo. Stando alle parole di Zamparini, la trattativa con i cinesi va avanti da mesi e si avvicina sempre di più al closing, ma di questa cordata, che non si è mai palesata tramite dichiarazioni ufficiali, si sa veramente pochissimo se non che farebbe capo ad un fondo di Stato. Pensi che il non volersi rivelare sia una strategia in linea con il modus operandi degli investitori cinesi oppure che ci sia qualcosa di strano e che non ci sarebbe da stupirsi se alla fine quest’ipotesi svanisse nel nulla? Tradotto in parole povere: questa cordata secondo te esiste?

 

Ho controllato una decina di siti cinesi in lingua inglese. Anche questi parlano di un fondo di stato, senza specificarne il nome, non vi è nemmeno la minima ipotesi. Non c’è da preoccuparsi comunque, è un fatto culturale quello di non manifestarsi: in occidente il leader sta davanti, guida il gruppo, si manifesta. A oriente il leader sta dietro.  Inoltre, se si parla di fondo di stato, vuol dire che questa trattativa è diversa da tutte le altre. Fra Europa e Oceania vi sono ben 22 squadre a compartecipazione cinese, tutte quante appartengono a singoli gruppi privati, fatta eccezione per il City Football Group della China Media Capital (13%) e prossimamente il Milan con la SES. Entrambi sono conglomerati nei quali vi è la partecipazione dello stato, le trattative sono lunghe perché necessitano di maggiori approvazioni e pratiche burocratiche coinvolgendo soggetti multipli. Il Palermo, per i rumors fin qui riportati, potrebbe ricadere in questa categoria.

 





3 commenti

  1. Capo Domina 256 giorni fa

    Esperto di calcio cinese dal 2014. Ma dove li trovate questi novelli Caressa?

  2. Ballaro Domina 258 giorni fa

    Se il leader Cinese ha l'abitudine di stare sempre dietro MZ deve stare moooolto attento!

  3. Nico 258 giorni fa

    Praticamente il nulla, tutte informazioni molto vaghe e generiche, reperibili in 30 secondi di navigazione su internet...

Lascia un commento

I commenti vengono moderati, letti e seguiti post pubblicazione e non a monte. Il materiale o contenuto proposto deve essere conforme con la discussione e la civile relazione tra utenti. La mail non sarà pubblicata. *