PAROLA DI SCIBONA

L'ultimo postillone.
Cala il sipario sulla Serie A

L'ultimo postillone. Cala il sipario sulla Serie A



 

Il sipario sulla Serie A cala con un ultimo atto emozionante. La sfida per il posto al sole tra una Lazio decimata ed un’Inter in formato “Survivor” la vincono i neroazzurri al termine di una gara che difficilmente si potrà dimenticare.

I biancocelesti, che comparando i percorsi delle due squadre avrebbero meritato di più dei neroazzurri sembravano averla in pugno, sono crollati emotivamente sul più bello: i sintomi del male di Salisburgo, manifestatisi sul fallo da rigore di un De Vrij che (per quanto col senno del poi sia facile giudicare) sarebbe stato meglio non far giocare e soprattutto sul secondo giallo evitabilissimo di Lulic, hanno fermato il volo dell’Aquila. Dal canto suo l’Inter, con tutti i pregi e limiti che si son visti oggi come in questa stagione, ci ha creduto fino alla fine: anche questo è un merito.

 


Per quel che si è visto in questo finale di stagione diverse squadre meritavano di fare la fine di Benevento ed Hellas Verona: a cadere però alla fine è stata quella che lo meritava di meno.

L’ostacolo del Napoli alla (più che probabile) ultima partita del ciclo Sarri si è rivelato troppo grande per il Crotone, chiamato ad un compito decisamente più ingrato rispetto a quello delle concorrenti.

I pitagorici salutano la massima serie dopo due anni in cui hanno onorato il campo, dimostrando che si può fare buon calcio anche senza avere ingenti somme a disposizione. Chi scrive si augura di rivederli presto in Serie A.



A proposito di Crotone e di ex rosanero. In questi mesi c’è stata un’esaltazione ai limiti dell’agiografia del lavoro di De Zerbi sulla panchina di un Benevento che è comunque retrocesso (per quanto le responsabilità di ciò non siano certo tutte sue, anzi) a quattro giornate dal termine: pochissimo invece si è parlato del lavoro di Walter Zenga. Dal suo arrivo in Calabria i rossoblu (certo non superiori a quelli della stagione scorsa, allenato dal bravo predecessore Nicola) si sono espressi su buoni livelli di gioco facendo soffrire anche compagini ben più quotate (chiedere a Inter, Atalanta, Juventus e Lazio). Per quanto non premiato dalla fortuna, il suo lavoro merita una menzione.



Merita una postilla anche la S.P.A.L che invece è riuscita a ottenere la salvezza. Un traguardo, quello della squadra ferrarese, conquistato facendo le cose Semplici, come il suo bravo allenatore, arrivato in A dopo una lunga gavetta e artefice di un ciclo virtuoso cominciato con la promozione dalla Lega Pro di due anni fa, che adesso continua la sua parabola.

L’ennesima dimostrazione che lavorare con metodo e serenità nel calcio paga e come.



La chiosa finale dell’ultimo postillone sulla Serie A non può che essere dedicata a Gianluigi Buffon, che ha concluso la sua storia con la Juventus (e forse anche quella da calciatore) nella sfida di sabato pomeriggio contro l’Hellas Verona.

Il portierone di Carrara è stato l’erede spirituale di quel Dino Zoff, con cui ha condiviso la lunga militanza con annessa leadership in bianconero e in azzurro e l’assenza nel palmarès della Champions League, il cui ultimo assalto di questa stagione ha (oltre che segnato l’immaginario collettivo) evidenziato nuovamente il suo vero limite. Se come giocatore è stato favoloso e come uomo non ci si può permettere di giudicarlo (non ha senso mettere sullo stesso piano atleta e persona) il Buffon sportivo, specie per la sua posizione, si è spesso distinto in senso deteriore. La storia dell’arbitro insensibile col bidone dell’immondizia al posto del cuore solo per aver fischiato un rigore per lui dubbio (che fa specie, soprattutto pensando al “Non ho visto e se avessi visto non l’avrei detto” riferito a gol di Muntari nel 2012) è stata l’ultima di diverse uscite discutibili che non possono passare in cavalleria o essere derubricate a manifestazioni di onesta genuinità. Nessuno è certamente perfetto ma è comunque indubbio che la sua sportività non è stata proporzionale a quello spessore tecnico che lo ha reso, a parer di chi scrive, il più grande portiere di sempre.

 






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