NAZIONALE

Italia, segnali incoraggianti
per il futuro

Italia, segnali incoraggianti per il futuro



 

Con la Final Four di Nations League (che comunque sarebbe stata tuttalpiù una piccola consolazione nell'annus horribilis del pallone italico) già compromessa nelle prime uscite, in questo doppio giro azzurro ad essere rilevanti più che i risultati erano i segnali.

 

Lo yin e lo yang del doppio giro contro Portogallo e U.S.A. stanno in una volontà di fare gioco accompagnata da una solidità difensiva della quale si sta cercando di ricostruire la proverbialità ormai perduta e nella poca prolificità, anche questa tradizionale ma sempre entro certi limiti, abbondantemente oltrepassati nell'ultimo anno e mezzo. E' ormai abbastanza evidente, considerando la moltitudine di soluzioni provate da Mancini, come a questa nazionale manchi il cannoniere per definizione. Balotelli un po' per condizionamenti fisici un po' per temperamento non dà ancora garanzie; Belotti sembra rimasto con la testa allo spareggio con la Svezia mentre Immobile e la maglia azzurra si confermano due rette parallele.

 

In assenza di un riferimento di spessore conclamato servirebbe un'apparizione sulla scena di un "homo novus" come fu a suo tempo quel Luca Toni, capace a suon di gol di diventare il centravanti titolare dell'Italia, tra l'altro sbaragliando una concorrenza al tempo piena di nomi altisonanti: una possibilità a questo giro concessa a Lasagna che però, in inconsapevole ossequio al suo cognome sinonimo di appetito, si è letteralmente divorato le occasioni avute nel campo di Genk. In tal senso non resta che sperare. Quella del centravanti è comunque solamente una parte, seppur corposa, del problema tecnico dell'Italia.


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Non c'è bisogno di entrare nello specifico per capire che, pur a fronte di qualche potenziale elemento di pregio, la congiuntura tecnica sia modesta e il paragone con le nazionali più forti impietoso. L'assenza (o per dirla meglio in questo caso la non abbondante qualità a disposizione) si può compensare con un' imprescindibile organizzazione tattica accompagnata o da una grinta fuori scala (come quella mostrata dall'ItalConte) o dalla presenza di un bel gioco. Mancini da quando si è insediato sulla panchina azzurra ha scelto (in controtendenza con una storia da tecnico che, parentesi laziale a parte, lo ha visto più come assemblatore che come esteta) la seconda via, più difficile e decisamente di rottura rispetto ad una tradizione stagnante: i risultati per ora lo premiano il giusto ma non si può negare che lo spettacolo offerto dalla nazionale in queste uscite sia stato nettamente migliore rispetto al passato e non solo alla gestione precedente.

 

Giusto dunque, anche solo per mandare un segnale di rinnovamento, cercare la via del bel gioco così come è giusto provare più soluzioni: lo conferma l'ottima prova da titolare di Sensi e lo spezzone giocato da Grifo, carneade nella patria d'origine ma molto apprezzato in Germania, che ha mostrato qualità più che interessanti. Altrettanto corretta l'idea di fare respirare l'ambiente azzurro alle nuovissime leve (e ove possibile fargli anche assaggiare il campo come successo a Kean) sperando che per questi ragazzi ciò rappresenti uno stimolo alla crescita e non un traguardo precoce sul quale crogiolarsi. In generale le risposte che sono arrivate dall'Italia in quest'ultimo mese sono abbastanza positive: certo la strada da percorrere è ancora chilometrica, ma le premesse lasciano ben sperare.






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