IL PUNTO SUGLI AZZURRI

Italia spuntata e (con)vincente:
un segnale da non trascurare

Italia spuntata e (con)vincente: un segnale da non trascurare



Se le prime due uscite stagionali della nazionale italiana risultavano sconfortanti per il combinato disposto di approssimazione (per non dire pochezza) tecnica e sperimentazione (per non dire confusione) tattica, le due partite contro Ucraina e Polonia al contrario impressionano e lasciano veramente ben sperare. Roberto Mancini ha ascoltato con grande attenzione ciò che la Serie A sta raccontando in questo inizio di stagione ovvero dei giovani incontenibili Barella e Chiesa, di un Insigne che vicino la porta gioca meglio rispetto che all’ala sinistra e di un Bernardeschi ormai maturo a tal punto da far vacillare il primato tecnico di Dybala: il tutto assemblato con ciò che di meglio è a disposizione (materialmente o potenzialmente, come nel caso di Donnarumma, sempre più responsabilizzato) nei vari ruoli.


Il risultato finale è quello di un’Italia senza centravanti: un’eversione al limite dell’eresia protestante nella patria del puritanesimo tattico, la cui carica di rottura ha un impatto forte, immediato e difficilmente ignorabile che smuoverà più di qualche interrogativo negli uomini di dottrina. Ciò che di buono si era visto (seppur senza il suffragio del risultato) contro l’Ucraina trova conferma in quel di Chorzów. Contro Lewandowski e soci, l’Ital-Mancio non si limita ad assecondare il ritmo della partita ma lo imprime, attraverso un palleggio talvolta troppo insistito ma sempre ben eseguito, trascinata anche dalla vivacità delle su citate nuove leve. Arrivati con insistenza davanti ad uno Szczęsny abbastanza in giornata, gli azzurri mancano solamente al momento di trovare quel colpo risolutore la cui assenza sembra più figlia degli strali psicologico/emotivi di un anno difficile.


Nonostante l’atteggiamento più che positivo, non son mancati i tentennamenti, soprattutto nella parte iniziale della ripresa quando il neo-entrato Grosicki, ha rischiato di far saltare il banco di una difesa che rispetto al passato e alla tradizione da pochissime certezze, come se fosse ancora rimasta nell’impasse del doppio giro Solna-Milano: fortuna vuole che Milik si divori con cupidigia la chance migliore per i suoi. Il finale, come sempre una questione più nervosa che tecnico/tattica, vede gli azzurri, per ovvi motivi in tono fisico minore, comunque sugli scudi. Rispetto al suo omologo Brzęczek, il tecnico jesino gioca le sue carte solo sul finale lanciando Lasagna, lì un po’ per caso un po’ per desiderio, al posto di Bernardeschi e poi Piccini al posto di Florenzi: la scelta paga.


Su un corner preso saggiamente dal terzino del Valencia in vece dell’istintivo contro-cross, la punta dell’Udinese sbuca come Aldo nel terzo gol di “Italia-Marocco 3-10” in tuffo di testa: Biraghi, appostato da due passi impatta col sinistro e segna ad oggi la rete più importante della sua carriera, con dedica a imperitura memoria per capitan Astori. I mancini regalano una gioia a Mancini e all’Italia, che dopo un anno torna a vincere in gara ufficiale, consolidando la sua posizione (di importanza relativa ma dall’altissimo valore simbolico) nella prima fascia della Nations League


Considerare questo successo il momento della redenzione tecnica della nazionale azzurra, pur sempre espressione di un movimento allo sfascio a priori dai risultati,  sarebbe, per ovvi motivi, eccessivo: tuttavia la gara contro il sodalizio polacco (che parafrasando Elio e le storie tese, non è proprio il primo della lista ma neanche l’ultimo degli st…zi) rappresenta un segnale da non trascurare che conferma come alle volte avere il coraggio di rompere convenzioni consolidate possa fare la differenza. Avanti così.

 

 

Fonte foto: calciomercato.com






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