INTERVISTA

Inglesi, Arkus e fallimento
La verità di Bellusci

Inglesi, Arkus e fallimento. La verità di Bellusci



 

Negli ultimi mesi il Palermo ha cambiato tanto, più nella proprietà che nei giocatori. Ormai l'US Città di Palermo non esiste più, ma i fatti sono ancora sotto gli occhi di tutti, a partire dallo sfogo di Giuseppe Bellusci dopo il pareggio interno contro il Foggia. La mancanza di una vera proprietà, la diffidenza verso chi li rassicurava: prima gli inglesi, poi Arkus, alla fine il triste epilogo del fallimento avvenuto con la mancata iscrizione in Serie B. 

 

Bellusci ha ripercorso tutto attraverso l'intervista al Giornale di Sicilia partendo proprio dallo sfogo: «Tra noi giocatori si parlava della situazione non positiva della società e cercavamo di mettere tutto quello che avevamo per il bene di una piazza importantissima come Palermo. Molto probabilmente questo peso ci opprimeva, io personalmente ho solo fatto uscire la verità, sopratutto per deresponsabilizzare lo spogliatoio. Purtroppo non è bastato - ha detto Bellusci - Gli inglesi non sono mai stati presenti, non sono mai stati chiari e non sono mai stati diretti. Anzi, sempre sfuggenti. Queste sono tutte avvisaglie che già allora non facevano ben sperare. Tuttolomondo? Quando venne a parlare con noi ci garantì tutto, che non c’era nessun tipo di problema e che il Palermo stava ripartendo in mani sicure. Da parte nostra, però, la diffidenza era tanta, visto il trascorso con gli inglesi. Avevamo un peso, gli elementi più esperti dicevano che se non fossimo andati in Serie A, al 99% il Palermo sarebbe fallito. Questo molto probabilmente non ha giocato a nostro favore. Con una società normale sarebbe stato tutto più semplice».

 

Prima di cedere ad Arkus Foschi stava trattando con York Capital: «Foschi ci aveva fatto capire che dietro al Palermo ci fosse un gruppo forte e credo personalmente che si trattasse di York Capital. Non so perché la trattativa non sia andata in porto. Se questa situazione ha pesato sui risultati? Ha pesato, anche tanto. Non sapevamo più a chi credere. La mancanza di una società, purtroppo, influisce troppo sui giocatori. È come se un figlio si trovasse senza i propri genitori. Lucchesi? Preferisco non parlare di questo personaggio. Mirri? Sono davvero contento, perché nella vita tutto torna. Mirri ha aiutato il Palermo in una situazione surreale, ha avuto coraggio e passione, la stessa che adesso ha fatto sì che il Palermo finisse nelle sue mani. Personalmente sono felice per lui, perché quando metti amore e passione, tutto viene più semplice. Ora la cosa importante è non sbagliare gli uomini».


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