Da Palermo a Foggia: benvenuti a Zemanlandia
Venghino, siori, venghino! Immaginate un annunciatore, con bastone ricurvo e cappello di paglia, che urla questa frase per attirare i propri clienti come nei più classici cliché dei parchi di divertimento. Poi provate a pensarne un altro, con il volto scuro, la sigaretta sempre in bocca, silenzioso, ma che quando parla lascia sempre il segno per la sua voce profonda e per non aver mai avuto un pelo sulla lingua.
Beh, chi avrebbe mai pensato che uno degli uomini più seri del mondo del calcio avrebbe creato una delle squadre più divertenti mai viste in Italia.
Era il 1947 quando sbarcò a Palermo Čestmír Vycpálek, mezz'ala cecoslovacca che in cinque stagioni in rosanero guadagnò la promozione in Serie A diventando capitano della squadra (il primo capitano straniero della storia della massima serie). Con la Primavera di Praga arrivò in Sicilia anche la sua famiglia, e fra questi vi era un nipote che dall’età di vent’anni iniziò ad allenare nella vicina Cinisi per poi sedersi sulla panchina del Licata, fino a quando un a dir poco eccentrico imprenditore campano, “Don” Pasquale Casillo, non lo chiama nel 1986 per allenare il suo Foggia in C1. Stiamo parlando, ovviamente, di Zdenek Zeman.
Dopo l’esonero a sette giornate dal termine, con la squadra che vagava a metà classifica, il presidente Casillo decide di richiamare il boemo per la stagione '89/'90, coi Satanelli che nel frattempo avevano raggiunto la promozione in cadetteria. Da quel momento Zemanlandia apre i battenti: i rossoneri chiudono il campionato ottavi per poi conquistare la Serie A l’anno successivo con un 4-3-3 destinato a fare accademia, con il compianto Mancini in porta, Codispoti ovvero il classico terzino zemaniano, Baroni in regia ma soprattutto il tridente delle meraviglie Signori-Baiano-Rambaudi. Per la massima serie i rossoneri si rinforzano con gli arrivi dall’Est di Petrescu, Shalimov e Kolyvanov e chiudono clamorosamente noni, con il secondo miglior attacco dopo il Milan di Capello campione d’Italia ma anche la seconda peggior difesa: è il “Foggia delle meraviglie”, ma sempre in classico stile Zeman.
L’anno successivo, perso il tridente del gol, i Satanelli chiudono comunque a metà classifica e nel '93/'94 riescono a ripetere il nono posto, grazie a Stroppa in cabina di regia affiancato da un giovane Gigi Di Biagio, Chamot in difesa e il nuovo trio d’attacco composto da Bresciani, Kolyvanov e l’olandese Roy, preso dall’Ajax. Con un accesso in coppa UEFA sfumato all’ultima giornata Zeman lascia la Puglia per sedersi sulla panchina della Lazio, mettendo fine ad una delle favole più belle del calcio italiano. Non avrà avuto il cappello di paglia e il bastone ricurvo, ma quando giocava il Foggia di Zeman lo spettacolo era assicurato, e la sensazione sempre la stessa: “Venghino, siori, venghino! Benvenuti a Zemanlandia”.
Redazione