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Coronavirus, «Mes Light»:
l'apertura dell'Europa

Coronavirus, un «Mes Light»: l'apertura dell'Europa



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Dopo settimane di totale indifferenza, se non di chiusura, arrivano prodromi di apertura da parte dell'Unione Europea per quanto concerne eventuali misure per far ripartire le economie dei Paesi Europei fortemente provare dall'attuale emergenza.

 

Dopo la lettera a firma della presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, in cui vi è la promessa di 100 miliardi per la Sure, cassa integrazione europea, si inizia ad intravedere anche un avvicinamento per quanto riguarda l'uso del Mes, il fondo salva-stati.


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Nella fattispecie non è ancora superata la resistenza dei Paesi Europei cosiddetti pro-austerità, che hanno nell'Olanda e nell'Austria l'avanguardia, i quali non considerano una scelta felice l'aiuto ai Paesi in difficoltà senza porre determinate condizionalità.

 

Fino a ieri c'era anche la Germania a guidare l'opposizione di tali Stati, ma Angela Merkel ha dichiarato la disponibilità a concedere linee di credito del Fondo senza subordinarle alla prossima austerità. In tal senso l'idea sarebbe di porre in essere dei paletti che vincolino i finanziamenti alla sola spesa per risanare le "ferite" che l'economia subirà dalla pandemia. Una sorta di Mes Light

 

L'Olanda - come scrive il portale Open - pare voler ottemperare all'idea tedesca contribuendo al Fondo attraverso 1 miliardo.


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Mentre la Francia propone di creare un Fondo temporaneo, cinque o dieci anni di durata, che ponga in essere bond garantiti dagli Stati. Non in questo caso proprio i Coronabond, su cui la parte dura dell'Unione pare poco flessibile a cedere.

Intanto cresce sempre di più all'interno dell'Unione il fronte di chi condanna fortemente l'assunzione di "pieni poteri" da parte del primo ministro ungherese Viktor Orban.

Attualmente sono quattordici i Paesi, fra cui Italia, Spagna e Francia che hanno espresso la loro preoccupazione.


 

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