APPUNTI SPARSI

Coronavirus, quando tutto
sarà finito




 

Non li dimenticheremo facilmente questi giorni di guerra senza soldati, queste ore di battaglia senza armi, minuti e secondi lenti sulle lancette dell’orologio appeso al muro di casa.
Ne usciremo diversi, cambiati nella percezione della realtà.

Forse davanti agli occhi avremo nuove lenti, di un colore nuovo, dalle quali guardare la realtà circostante per dare nuovo senso alla parola necessità.

 

Ci diremo fortunati a non esser stati soli.
E chi oggi è solo, magari, chissà, sentirà il bisogno di nuova compagnia.


Torneremo sui balconi, salutando il vicino con un cenno d’intesa. E gli diremo senza parole che quello, con qualche pianta e una ringhiera, per un po’ è stato il nostro centro storico, la nostra poltrona in platea, il nostro lungomare.

 

Ripenseremo ai medici, infermieri, operatori sanitari, alle forze dell’ordine. Al loro volto alterato dalla mascherina dopo turni di infinite ore, tra una corsia ed un’emergenza, sempre esposti e mai protetti. Ripenseremo a tutti i lavoratori che non si sono fermati; agli imprenditori, artigiani, liberi professionisti che invece non hanno avuto scelta.

E magari riscopriremo il significato della parola rispetto.

 

Ricorderemo i megafoni del Restate a casa, le file ai supermercati, i treni del ritorno, le strade deserte, le saracinesche sigillate, l’assordante rumore del silenzio là dove abita il caos.

 

Quando tutto sarà finito, volteremo lo sguardo indietro. Mentre davanti, ad un passo, ci sarà di nuovo la nostra quotidianità.

E penseremo che, se in un attimo può cambiare tutto, ogni istante, ogni giorno, ogni azione che si ripete porta in sé una straordinaria normalità.

 

Manuel Mannino per il TgMed su TrmWeb.it





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