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Conte: «L’Europa deve dare
una risposta all’altezza»

Conte: «L’Europa deve dare una risposta all’altezza»



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Giuseppe Conte chiede ancora una volta una Europa unita per sconfiggere il Coronavirus. Il Presidente del Consiglio, intervistato dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, è tornato a parlare dell'emergenza e della reazione dell'Europa di fronte all'ipotesi Eurobond e Coronabond, rigettando ancora una volta l'ipotesi MES e confermando il senso di isolamento causato all'Italia nel momento dello scoppio dell'epidemia nel nostro paese: 

 

«È innegabile che l’Italia si sia trovata sola. Anche Ursula von der Leyen la vede così, a nome dell’UE si è scusata per questo nel suo intervento al Parlamento Europeo. Devo dire che ho molto apprezzato questo gesto. Trovo che la solidarietà che alcuni Paesi ci hanno manifestato sia stata troppo fortemente giudicata e interpretata sul piano geopolitico. Cina e Russia? In realtà, abbiamo ricevuto sostegno morale e concreto da tantissimi Paesi: dall’Egitto, al Qatar a Cuba. Anche dalla Russia e dalla Cina, certamente. La Cina, in considerazione della sua esperienza appena maturata, si è resa disponibile a darci una mano; così come lo eravamo stati noi quando la Cina si trovava nella sua fase più acuta dell’epidemia. Abbiamo ricevuto aiuti concreti anche dagli Usa, da vari paesi europei e dalla stessa Germania che ringrazio per la disponibilità offerta, anche nell’ospitare pazienti italiani nelle proprie strutture ospedaliere».

 

SPESE

«Alcuni luoghi comuni mi fanno sorridere, altri non li trovo affatto divertenti. Tra questi quello di uno Stato spendaccione. A questo riguardo, sottolineo che negli ultimi ventidue anni, ad esclusione del 2009, l’Italia ha registrato un avanzo primario. Questo significa che i governi italiani hanno sempre speso meno di quanto incassato. Il nostro deficit è dovuto alle somme pagate per gli interessi sul debito che abbiamo ereditato dal passato dai tempi della Lira. Quindi, non solo lo Stato italiano non è spendaccione, ma rispetta i criteri europei sul deficit. Invece del 2,2 per cento del PIL che era stato concordato, abbiamo realizzato l’1,6 per cento. E onoriamo sempre regolarmente i propri debiti. Gli addetti ai lavori sanno bene che l’Italia è un pagatore molto affidabile, direi eccellente. L’Italia è anche, come la Germania, un contributore netto nell’UE, anche questo viene spesso dimenticato».

 

DEBITO

«Si sostiene che gli Italiani vogliano solo che altri Stati paghino i propri debiti. E’ un'insinuazione più che falsa, sorprendente. La storia, anche quella meno recente, dimostra invece il contrario: che l’Italia è sempre in prima fila quando si tratta di offrire la propria solidarietà ad altri Paesi che debbono ripartire dalle macerie lasciate da eventi epocali, come è stato all’indomani dell’ultimo conflitto mondiale. In quella occasione non offrimmo solo una prova di solidarietà fine a sé stessa, ma esprimemmo una visione del futuro, confermata dalla edificazione del progetto europeo. Anche oggi che siamo tutti colpiti da un evento per il quale nessuno possa fare qualcosa, serve prima di tutto solidarietà gli uni con gli altri. Prima di tutto si tratta di regalare ai nostri figli e nipoti un futuro comune».

 

EUROPA

«Viviamo il più grave shock dal dopoguerra ad oggi, l’Europa deve dare una risposta all’altezza. Alcune decisioni importanti sono state già prese, come l’intervento della Bce, la sospensione del Patto di stabilità, la costituzione di Sure, i fondi di garanzia della Bei. È ancora troppo poco, se si pensa che abbiamo a che fare con una pandemia che sta mettendo seriamente a rischio il mercato comune. L’Europa si può salvare se pensa in grande, se mostra più coraggio e se proietta lo sguardo oltre i propri confini. Le nostre economie sono interconnesse. Se un Paese va in difficoltà si crea un effetto domino che va evitato a tutti i costi. Qui serve tutta la potenza di fuoco dell’Unione europea attraverso l’emissione di titoli comuni che consentano a tutti i Paesi di finanziare in maniera equa e adeguata i costi di questa crisi. Non si tratta di mutualizzare il debito passato o futuro, ma solo di finanziare tutti insieme questo sforzo straordinario».

 

EUROBOND E CORONABOND

«Non sarà usato un solo euro dei tedeschi per pagare il debito italiano. Questa solidarietà totalmente specifica e temporanea ci rafforzerà enormemente sui mercati. Essa invia anche al mondo un messaggio politico molto potente: l’Europa è solida e unita. Non posso certo suggerire io ad Angela Merkel o a Mark Rutte, come parlare ai loro cittadini. Non ho titolo per farlo. Posso solo ripetere che il punto di vista deve cambiare. E deve cambiare adesso. Dobbiamo tutti guardare all’Europa da Europei, il che è accaduto troppo di rado. Spesso ogni comunità nazionale guarda all’Unione europea solo dalla propria prospettiva e pensa di essere in credito con l’Europa, di dare più di quanto riceve. Prendiamo ad esempio la questione delle bilance commerciali: la Germania ha da anni un enorme avanzo commerciale e viene per questo criticata perché esso è più elevato rispetto a quanto prevedano le regole dell’UE. Col suo avanzo l’economia tedesca non fa da locomotiva dell’Europa, bensì da freno. Dobbiamo rafforzare la nostra casa comune e farlo rapidamente per poterci confrontare alla pari con le altre potenze economiche mondiali. Per questo lo strumento giusto è uno strumento finanziario comune, ambizioso ed equo. Sono assolutamente deciso ad impegnarmi non solo per il bene del mio Paese, ma per il bene dell'Europa intera».

 

MES

«Sì, il MES ha una cattiva reputazione in Italia. Non abbiamo dimenticato che ai Greci nell’ultima crisi finanziaria sono stati imposti sacrifici ben oltre l’accettabile per ottenere crediti. Di qui la mia posizione fondamentalmente scettica. Vediamo se la nuova linea di credito nei fatti sarà senza condizioni. Io Europeista convinto? Non mi appassiono alle categorie dello spirito. Dico solo che le derive nazionaliste fanno male all’Europa tanto quanto l’europeismo ipocrita, che tutto vuol prendere e nulla vuol dare. Quel che serve oggi all’Europa è un europeismo critico, ma costruttivo. Viviamo un momento storico che esige un salto di qualità politico. Con Macron la pensiamo allo stesso modo: siamo convinti che è in gioco il progetto europeo. E non parlo solo delle prossime elezioni, ma dell’idea stessa di Europa».

 

RISENTIMENTO VERSO UE

«Questo sentimento nasce dal fatto che ci sentiamo abbandonati proprio dai Paesi che traggono vantaggi da questa Unione. Prendiamo l’esempio dei Paesi Bassi, che col loro dumping fiscale attraggono migliaia di multinazionali - che trasferiscono lì la propria sede – ed ottengono un flusso di entrate fiscali massicce, che vengono sottratte ad altri partner dell’Unione: vengono così sottratti agli altri Stati Membri dell’UE 9 miliardi di euro ogni anno, come riporta un’analisi di Tax Justice Network. Dico solo che nessuno si deve raffigurare come il migliore della classe, non ci sono migliori della classe. Una condotta fuori luogo, soprattutto adesso».

 

CORONAVIRUS IN ITALIA

«Quando abbiamo deciso di stringere un cordone sanitario intorno a undici Comuni tra Lombardia e Veneto, centro di due focolai. Nella storia della Repubblica italiana non era mai avvenuto. Quando poi il numero di decessi è iniziato a crescere anche in altre zone d’Italia, si è aperta una ferita nel Paese e dentro di noi. Queste immagini di medici e operatori sanitari stanchi e con i volti segnati non le dimenticherò mai. Come si vive una tale responsabilità? Non solo come un Presidente del Consiglio che ha la responsabilità verso 60 milioni di italiani, ma anche come un padre di famiglia che ha doveri nei confronti dei propri figli. Si dorme poco, è un fardello oneroso. Ma ho l’onore di guidare un popolo che ha una storia fatta di tenacia e resistenza, specie nel momento della difficoltà».

 

INTERVENTI

«Sono intervenuto ogniqualvolta ho ritenuto necessario informare e comunicare le decisioni prese. Sono in consultazione permanente con i miei Ministri e col comitato tecnico-scientifico. In Italia la sanità è in mano alle Regioni, abbiamo tessuto un fitto dialogo con tutti. Quando è in ballo la salute del Paese bisogna azzerare le polemiche. Io apripista per altri governi europei? Avrei fatto volentieri a meno di questo primato. Ma sono senza dubbio orgoglioso del senso di responsabilità manifestato dagli italiani in questa situazione e della grande risposta che, nel complesso, sta offrendo il nostro sistema sanitario nazionale. Il nostro è diventato un modello di riferimento riconosciuto anche dall'Oms. E' vero, alla fine sarà la Storia a giudicarci».

 

RIPRESA

«Il virus ci cambierà, ci indurrà a modificare alcune delle nostre abitudini preferite. Ma, allo stesso tempo, sta facendo emergere il profilo migliore della nostra società fatto di competenza, dedizione, capacità di sacrificio, coraggio, altruismo. Prima dobbiamo togliere il lockdown, riavviare le fabbriche. Solo dopo andremo di nuovo al bar».







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