Coni, il procuratore si dimette: «Le federazioni sono una lobby»

Coni, il procuratore si dimette: «Le federazioni sono una lobby»

Martedì mattina, il procuratore generale del Coni Ernico Cataldi ha scelto di rassegnare le dimissioni a tre anni dalla nomina a lui assegnatagli dal presidente Giovanni Malagò.

 

Cataldi, ex generale dei Carabinieri oggi in pensione, era stato scelto per compiere una riforma storica all'interno del mondo della giustizia sportiva: fare in modo che essa non fosse più affidata a giudici spesso scelti e "orientati" dagli stessi presidenti federali. 

 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la questione legata al caso Danzopoli, secondo cui la giustizia sportiva aveva ridotto la pena nei confronti dell'ex presidente Ferruccio Galvagno (reo di aver favorito l'elezione di un suo uomo per cancellare la sanzione a suo carico), commutandola di fatto da radiazione a squalifica per cinque anni. Una sorta di grazia

 

«Dimissioni irrevocabili...», conferma Cataldi, che aggiunge: «Una decisione frutto di un patto scellerato che vanifica il progetto di riforma della giustizia - in riferimento alla questione Danzopoli - Ma non me ne vado per questo: all’interno del Coni c’è una lobby potente, contraria al progetto di Malagò, che è arrivata ad ottenere un pronunciamento dell’avvocatura dello stato che giudica il mio ruolo incompatibile con la legge Madia pur non essendo io un dirigente e pur godendo della carica da prima dell’applicazione della legge. Malagò mi ha scongiurato di restare, perché sono in ballo procedimenti importanti anche nel calcio, col campionato alle porte. Ma non ci sono le condizioni. Sapevamo, io, il presidente e i miei sostituti, che la riforma avrebbe incontrato resistenze procurandoci molti nemici. Ma qui c’è un muro che si oppone a ogni cambiamento, la giustizia è e deve restare cosa delle federazioni e nessuno super partes deve poter metterci il naso. Ho passato la vita a lottare cercando di fare giustizia e seguendo casi difficilissimi, ora mi rendo conto nello sport l’impresa è superiore alle mie forze». Queste le parole dell'ormai ex procuratore federale, come si legge dalle colonne del Corriere della Sera.