CALCIO E FINANZA

Cessione Palermo.
Il parere di Bellinazzo

Cessione Palermo. Il parere di Bellinazzo



Marco Bellinazzo torna a parlare del Palermo, ma questa volta non attraverso brevi tweet o post di Facebook. Il giornalista del Sole 24 Ore infatti ha raccontato tutta la vicenda relativa alla cessione del club rosanero su Goal.com per la rubrica "Goal Economy", esprimendo tutte le sue perplessità in merito alll'acquisizione della società di viale del Fante da parte della Global Futures Sport & Entertainment.

 

«Le ultime notizie da Palermo ancora una volta dimostrano l’assoluta incapacità difensiva del calcio italiano. Non stiamo parlando di tattica, ovviamente, ma di regole federali in grado di tutelare gli asset più preziosi di un movimento sportivo: la proprietà dei club e la passione dei tifosi. Un’amara costatazione che tocca ripetere ogni volta che si approssima la cessione di un club professionistico della Penisola e ci si ritrova a che fare con vicende tutt’altro che trasparenti». L'esordio dell'esperto di calcio e finanza nel suo articolo è abbastanza eloquente, e arrivando a tirare in ballo anche casi come quello di Manenti con il Parma ricostruisce, da cima a fondo, tutto quello che è successo nella compravendita fra Maurizio Zamparini e la società di Clive Richardson.

 

Dall'annuncio dell'1 dicembre del passaggio del Palermo alla cifra simbolica di 10 euro alla conferenza stampa di Richardson, Platt e Belli, passando per indiscrezioni sulle reali cifre in ballo e finendo con il comunicato pubblicato dalla Global Futures in merito alle posizioni di Zamparini e dell'ex centrocampista britannico puntualizzando come «a parte la bizzarra prospettiva di una due diligence postuma evocata nel comunicato, è evidente che allo stato non esiste un effettivo proprietario del club siciliano alternativo a Zamparini». L'excursus di Bellinazzo tocca tutti i punti di questa vicenda dai contorni nebulosi, senza dimenticare di inserire nel suo sunto anche la diatriba relativa a Mepal e Alyssa nonché l'inchiesta della procura di Caltanissetta da queste scaturita. 

 

Il giornalista arriva quindi al punto centrale della sua disquisizione, ovvero i controlli da parte della Figc entrati in vigore proprio dopo lo scandalo del Parma di Manenti. 

«Oggi chi acquista una quota superiore al 10% di un club professionistico è tenuto a presentare una serie di garanzie, dal certificato penale alla dichiarazione di un istituto di credito di primaria importanza nazionale e/o estera, con il quale abbia rapporti economici da almeno un anno, che attesti la disponibilità di “una buona base finanziaria”. Si tratta di una sorta di patente di affidabilità economica che implica sia la certificazione del possesso delle risorse necessarie a far fronte all’investimento sia, in chiave anti-riciclaggio, della provenienza di queste risorse dall’attività economico-sociale svolta dell’acquirente ovvero da altre fonti lecite. Tuttavia il controllo della Figc, come testimonia il recente caso Milan-Yonghong Li, è inutile in quanto avviene dopo la vendita e non si capisce a quali sanzioni possa realmente condurre. I controlli poi appaiono meramente formali e sono facilmente aggirati mentre tutte le norme anti-elusive a livello fiscale e antiriciclaggio internazionalmente riconosciute fanno ormai prevalere la sostanza sulla forma delle operazioni e impongono, quando necessario, di salvaguardare la prima a discapito la seconda».

 

A questo punto Bellinazzo spiega come sia necessario aumentare la vigilanza dei club e garantire la tutela di questi da parte delle istituzioni sportive anche in fase preventiva, ovvero anche in un momento antecedente al passaggio definitivo di società. Soluzione a questo problema problema può essere, sempre secondo l'esperto di calcio e finanza, un contratto preliminare con disclosure anticipata del potenziali acquirente e delle sue possibilità economiche, oppure la sospensione della vendita in attesa di comunicazioni della lega di riferimento che: «senza dover essere costretta a verifiche bancarie e penali per le quali non detiene i necessari poteri, potrebbe però negare l’iscrizione alla propria associazione e di conseguenza al campionato ad acquirenti che non dimostrino oltre ogni ragionevole dubbio di essere portatori di proposte serie e sostenibili», soluzione già in vigore in altri paesi.


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